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Reti vietate sul molo «Così ci fanno morire»

Reti vietate sul molo «Così ci fanno morire»

PORTO SANTO STEFANO Rinaldo di Fraia non è, come potrebbe apparire, un contestatore di professione: è soltanto uno spirito libero che dice – anzi scrive – quello che pensa. Marittimo e pescatore,...

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PORTO SANTO STEFANO

Rinaldo di Fraia non è, come potrebbe apparire, un contestatore di professione: è soltanto uno spirito libero che dice – anzi scrive – quello che pensa. Marittimo e pescatore, conciatore di “rezze”, armatore di un guzzetto che trasforma in bastimenti di vario tipo a seconda delle manifestazioni che si svolgono nelle acque di Porto S. Stefano, di mare se ne intende. Oggi ci manda il seguente messaggio: «Io figlio di pescatori (i nonni paterni erano di Pozzuoli, come i portatori di altri cognomi che hanno tali origini), mi sento molto fiero di essere uno di quelli, perché con la pesca hanno tirato avanti le proprie famiglie e l’economia di Porto S. Stefano che stava rinascendo dopo il secondo conflitto mondiale. Oggi fare il pescatore è diventato sempre più difficile perché la pesca non è più redditizia per il caro gasolio e i costi delle reti; per le leggi della comunità europea, per le leggi demaniali locali. Ora ci si mette anche il Comune: non vogliono vedere le reti sulle banchine. A Porto S. Stefano sono sistemate nei contenitori sul molo “Marinai d’Italia” che racchiude la darsena. Ma anche i pescatori sono marinai d’Italia. Proibiscono la pesca in alcune zone per fare le riserve marine dove i pesci moriranno di vecchiaia. Ora per giunta mettono i punti sulle licenze di pesca. Prima con i punti Mira Lanza si prendevano bei regali, con quelli della pesca metteranno sul lastrico tante famiglie. Una volta si diceva che le reti distruggevano il mare, oggi sono le leggi che lo distruggono. Alcuni pescatori superstiti pensano: perché con le reti non si prendono anche le barche, così anche noi chiuderemmo bottega. Forse un giorno non molto lontano, sulle nostre tavole ci sarà il pesce proveniente dall’estero, magari al mercurio o alle radiazioni nucleari. Per noi il pesce dell’Argentario diventerà un sogno svanito nel nulla, una chimera ma tanto di una morte dovremo morire». Aggiungiamo soltanto che Rinaldo non è il solo a pensarla così. (r.w.)

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