Lutto
«Non siamo tutti turisti sciacalli: sull’isola per essere nella storia»
Non chiamatelo turismo macabro». Fabrizia Landini, fisioterapista dell’Asl 9 e suo marito Carlo Verdi, insegnante di tecnologia, sabato sono sbarcati all’Isola del Giglio. Ma hanno evitato di...
Non chiamatelo turismo macabro». Fabrizia Landini, fisioterapista dell’Asl 9 e suo marito Carlo Verdi, insegnante di tecnologia, sabato sono sbarcati all’Isola del Giglio. Ma hanno evitato di fotografarsi con la Costa Concordia sdraiata su un fianco alle loro spalle. «I media hanno parlato di chi sabato è andato al Giglio come di sciacalli - dice - ma nessuno ha pensato che in una circostanza come questa c’era semplicemente chi voleva vedere con i propri occhi quello che è successo nella nostra Maremma». Fabrizia e Carlo vivono a Grosseto, e questa tragedia la sentono propria. «È stato come partecipare a un pezzo della storia della nostra Maremma - dice - qualcosa da tenere bene in mente anche in futuro». La coppia grossetana è sbarcata sull’isola con il traghetto delle 11 ed è ripartita con quello delle 16. «Abbiamo pagato il biglietto - dice - abbiamo mangiato al ristorante. E forse, in un periodo come questo, sull’isola ne hanno anche bisogno, dopo tutto quello che è successo e dopo lo sforzo enorme fatto dai gigliesi per accogliere i naufraghi». Fabrizia e Carlo si sono sentiti in dovere di andare a vedere con i propri occhi quello che succedeva. «Mi sono sentita additata dai servizi apparsi in televisione - dice ancora Fabrizia - quando il nostro intento era di ben altro tipo. E non è vero che chi è sbarcato al Giglio ha intralciato i lavori della protezione civile». L’unità di crisi, infatti, è in un’area riservata. «È arrivato anche Schifani - dice - e non ha avuto problemi. Semmai c’era l’assalto dei giornalisti ai turisti che scendevano dal traghetto». Ma ci sono persone e persone. E Fabrizia e Carlo, la foto ricordo, non l’hanno scatta.
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