Il dolore
Quando al Giglio si fermava la “Lupa”
Altro che “inchino”: negli anni ’50 il mercantile accostava all’isola e si faceva festa a terra
ISOLA DEL GIGLIO
Quando La Lupa passava dal Giglio, altro che ponte illuminato e sirene spiegate. Si buttavano giù le ancore e per tutta la notte era festa a bordo e sulla spiaggia, con canti e balli, saltimbanchi e vino spillato dalla pancia del mercantile. Era la fine degli anni Quaranta, inizio anni Cinquanta e i transatlantici Costa non erano ancora nati, ma c’era già una nave che passando davanti all’isola rallentava e salutava. Non un “inchino”, ma un abbraccio vero e proprio, con motori spenti ed equipaggio a terra. Era il mercantile la Lupa, della ditta genovese Pietro Occhetti. Costruita dopo la seconda guerra mondiale, 500 tonnellate di stazza, La Lupa faceva la spola tra la Milazzo e Genova. Portava partite di vino siculo da taglio, acquistate dall’imprenditore Francesco Tricamo, commissionario vinicolo degli anni '50, classe 1898. Il vino veniva portato a Sampierdarena, dove la Occhetti ha ancora oggi il grande silos da 50mila ettolitri, e da lì prendeva la via dell’Europa.
A bordo, comandante ed equipaggio erano gigliesi. E chi oggi dal molo alza gli occhi verso nord, su punta della Gabbianara dove giace trafitta la Concordia, non può non tornare indietro con la mente a mezzo secolo fa, quando su quello specchio d’acqua galleggiava La Lupa. «Si fermava soprattutto per le feste religiose», ricorda Costanzo Rossi, settantenne figlio dell’isola e della sua tradizione marinara, oggi tabaccaio. «L’equipaggio era tutto del Giglio - spiega - e anche il comandante Franceschello. Pure mio babbo, classe 1911, ci lavorava». Al comando Franceschello si alternava con Ansaldo, ma la rotta era la medesima. Quelle soste al Giglio servivano, infatti, per fare un saluto a casa, nell’epoca in cui non solo i cellulari, ma anche i telefoni fissi erano un lusso. «C’era la sosta obbligata per i marittimi - spiega Costanzo - e poi, insomma, i marinai avevano le moglie giovani a terra», racconta strizzando l’occhiolino. La nave a volte si fermava quattro o cinque ore, altre stava tutta la notte. «L’equipaggio tornava per un po’ a casa - prosegue Costanzo - c’era chi faceva un piccolo contrabbando, sbarcava un po’ di roba e poi, siccome al Giglio c’era poca elettricità, mettevano le luci a terra».
La Lupa non era l’unica nave a far tappa al Giglio. Sul molo c’è chi ricorda navi Enedo I ed Eneo II, il Nendert. Ma La Lupa ha lasciato nella memoriaun ricordo diverso, gioioso. Chi era bambino a quel tempo rammenta le festicciole sulla spiaggia, il circolo Zagaia di saltimbanchi, il vino e l’allegria. Una bella memoria di mare offuscata dalla tragedia della Concordia.
Francesca Ferri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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