Sicurezza
Non si scia sull’Amiata chiesto lo stato di crisi
Il fatturato è crollato del 72% dall’inizio della stagione: è allarme rosso Pronta una task force per affrontare la situazione di emergenza
di Fiora Bonelli
La Regione chiederà al governo lo stato di crisi delle zone sciistiche.
Quest’anno, infatti, per le economie montane non bastava la crisi in atto. Ci si è messa anche la mancanza pressoché assoluta di neve e mettere in ginocchio gli operatori e l’intera filiera legata alla neve. E l’allarme rosso è scattato con numeri da capogiro: crollo del fatturato delle aziende degli impianti di circa il 72%. Perdite secche per l’indotto legato al turismo bianco, con 1700 posti di lavoro in meno. Dall’Amiata, alla Garfagnana, all’Abetone è una vera catastrofe. A questo quadro, la regione ha risposto con una task force per affrontare la crisi. Obiettivo: costituire un fondo regionale straordinario, aggiornare la normativa per favorire sostegno alla montagna e, in accordo con la Conferenza delle Regioni, portare la crisi montana al confronto con il governo nazionale.
Le iniziative sono state decise venerdì nel corso della riunione che si è tenuta in Regione alla presenza dei rappresentanti del gabinetto della Presidenza e dell'assessorato al turismo, del presidente di Uncem, quello di ANEF, dei presidenti delle Province, dei sindaci e dei presidenti delle Unioni di Comuni interessate dalle Stazioni Invernali della Toscana. "L'economia del turismo bianco - ha commentato il presidente Enrico Rossi - è una risorsa importante. Le difficoltà sono pesanti. La Regione farà la sua parte a sostegno del settore e presentando questa emergenza a livello nazionale. Nel pacchetto per la crescita dell'Italia non possono mancare politiche attive per la montagna".
Luciano Porcelloni dell’ISA Impianti dell’Amiata e vice presidente Anef, fornisce un’analisi della situazione veramente drammatica: “Venerdì pomeriggio è stato istituito un tavolo di crisi. Il turismo legato alla neve sta soffrendo per mancanza di neve sì, ma anche perché è necessario rimettere a punto tutto il sistema montagna. Altrimenti si chiude. La regione ha capito e la ringraziamo. Noi eravamo lì, compatti, come sistema montagna toscana. Il tavolo di crisi aperto ci darà l’opportunità di incontri ravvicinati. Non invochiamo soluzioni rapide, ma soluzioni ragionate e concertate per rispondere a una crisi di sistema”.
La regione, dunque, si è resa disponibile a costituire un fondo a vantaggio degli impianti e dell'indotto e a modificare la L.R.93/93 sui comprensori sciistici e si è detta pronta a intervenire, con Fidi Toscana, sul sistema bancario per il tema indebitamenti delle società. In accordo con altre Regioni, sarà richiesto al Governo lo stato di crisi delle zone sciistiche. Infine, valuterà la possibilità di stanziare nuove risorse per i comprensori sciistici. L’Assessore Scaletti si è resa disponibile a reperire nuove risorse per investimenti e promozione. Monitorato anche il precedente accordo per il rilancio dei comprensori sciistici. La Regione ha assegnato 5 milioni ai Comuni e 2 milioni alle imprese impiantistiche, oltre a 75mila euro della campagna promozionale e ha implementato di 500mila euro il fondo per la montagna.
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