Proteste
Il mare è già contaminato
I dati Arpat confermano le parole di Gabrielli. Per ora assenti gli idrocarburi
di Alfredo Faetti
ISOLA DEL GIGLIO
Prelievi di campioni, ricerca di molluschi e cinque postazioni in più di monitoraggio, in modo da coprire tutto lo specchio d'acqua intorno alla Concordia. Sono ricerche mirate quelle che l'Arpat ha messo in moto, volte a stabilire quali e in quali quantità le sostanze inquinanti stanno contaminando il mare del Giglio e non solo. Lo hanno detto gli esperti sin dai giorni seguiti al disastro, lo ha detto una volta per tutte il commissario dello stato d'emergenza, Franco Gabrielli: «La contaminazione dell'ambiente è già avvenuta». L'Arpat sta facendo tutte le analisi necessarie per stabilire quale sia il livello d'impatto che queste sostanze hanno avuto nell'ecosistema, ma per avere dei risultati certi occorrerà del tempo. Una buona notizia, valida per il momento (ma speriamo che duri), però è arrivata dai dati elaborati dall'agenzia: ad oggi non sono state riscontrate tracce di idrocarburi o materiali oleosi nei campioni di acqua marina.
In ogni caso, come detto, siamo in piena emergenza ambientale. Il paragone della città di 4mila persone sprofondata negli abissi ormai si rincorre, dando perfettamente l'idea di quello che è accaduto e sta accadendo nell'ecosistema marino dell'isola. Sono stati i vigili del fuoco a dare la prima disposizione. Attivi sul fronte del monitoraggio, hanno chiesto l'intervento di Arpat per fare tutti le verifiche del caso. Una preoccupazione non solo per l'emergenza inquinamento, ma data anche dai sommozzatori che sono dovuti scendere in quelle acque, in cui si sono mescolati già da quella maledetta notte di venerdì ogni tipo di molecola: oli, saponi, diluenti e quant'altro. Verifiche che sono in corso al fianco delle operazioni di soccorso, obbligate a non intralciare la ricerca degli altri dispersi. I primi rilevamenti Arpat li ha fatti martedì a bordo di una motovedetta della guardia costiera, proprio nei dintorni del relitto della nave, per prelevare campioni di acqua. In quell'occasione i tecnici dell'agenzia sono arrivati a 17 metri di profondità, per poi aumentare nei giorni successivi. Martedì comunque sono stati cinque i campionamenti fatti: uno circa all'altezza del centro nave, altri tre rispettivamente a prua, al centro e a poppa sul lato sinistro della Concordia. Il quinto campionamento invece è stato effettuato al largo, ad un miglio di distanza circa dal relitto.
Nei giorni seguenti è entrato in scena anche il Poseidon, il battello a disposizione dell'agenzia. I tecnici sono tornati a circa cento metri dalla Concordia, calando la sonda per le analisi chimiche e altri campionamenti. Non solo, perché terminata questa operazione, l'Arpat ha avuto l'autorizzazione per entrare nel porto per 15 minuti: un tempo sufficiente per recuperare alcuni (non molti) esemplari di molluschi utili per indagini future.
Il mare però ha vita propria e ha la capacità di portare in giro le sostanze chimiche che contiene, con le sue correnti. Per questo l'agenzia ha deciso di integrare l'attività d'indagine con cinque postazioni di monitoraggio in più, distanti dal Giglio. Foce Bruna, Cala Forno, Porto Santo Stefano, Elba sud e Montecristo: sono questi i confini dello specchio d'acqua messo sotto la lente d'ingrandimento dall'Arpat. Un sistema tale da produrre un buon numero di dati e di campioni, che poi vengono trasmessi ai reparti di Siena e Pisa per le analisi. Una volta che saranno noti tutti i risultati, sarà necessario iniziare a capire come risolvere i problemi l'inquinamento ha creato. E questa seconda fase non avrà tempi brevi. Tutt'altro, spiegano gli esperti.
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