Il dolore
Inceneritore, Marras firma l’ordinanza
Sospiro di sollievo per i lavoratori: Il presidente della Provincia autorizza la depurazione acque e intanto annuncia querele
di Alfredo Faetti
SCARLINO
Alla fine l’ordinanza è arrivata. «Appena ho finito con voi salgo negli uffici e la firmo», dice Leonardo Marras ai giornalisti, ancor prima che possano fargli la domanda.
L’aspettavano tutti questa mossa, e prima di tutti i dipendenti di Scarlino Energia che da ieri ufficialmente hanno terminato di smaltire il combustibile da rifiuti (cdr) già stoccato nei silos.
Alle 14, infatti, i forni si sono spenti, così come ha stabilito la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le autorizzazioni (Via e Aia) dell’impianto, dopo aver respinto il ricorso della società contro la decisione del Tar.
I lavoratori erano in ansia, perché da quell’atto amministrativo dipende il loro prossimo futuro, che comunque rimane incerto.
Con questa firma del presidente della Provincia proseguirà l’attività di depurazione delle acque (Tas), svolta dall’inceneritore e che interessa le altre aziende presenti nell’area del Casone di Scarlino.
Il timore di oltre ottocento lavoratori quindi si è spento quando l’inchiostro si è versato sull’ordinanza, che permetterà di non ostacolare le produzioni di Solmine e Tioxide e di dare un’altra ancora di salvataggio ai dipendenti dell’inceneritore.
Crisi occupazionale sventata, insomma, almeno in parte. Perché i sessantacinque stipendiati da Scarlino Energia e le loro famiglie dovranno in ogni caso fare i conti con mesi di cassa integrazione. La depurazione delle acque consentirà però di dare qualche altra ora su cui spalmare la rotazione delle ore degli ammortizzatori sociali, insieme alle altre attività che comunque restano presenti nell’impianto, come il magazzino, il laboratorio e la manutenzione, sia ordinaria che straordinaria.
Tutte queste, però, «sono attività in perdita per la società», spiega Marras. Certo, Scarlino Energia non avrà entrate da queste funzioni, forse neanche per coprire le spese. E qui sta il punto. Chi le paga queste spese?
«La società si rifarà con qualcuno se ci saranno costi aggiuntivi», continua il numero uno di Palazzo Aldobrandeschi. Scarlino Energia ha già chiamato fuori la Provincia da questi oneri, così come l’Acquedotto del Fiora. Chi sarà quel «qualcuno», insomma, resta ancora da stabilirlo.
L’ordinanza, comunque, è arrivata. «Nessuno ha mai pensato di non farla – continua Marras – Abbiamo dovuto valutare bene tutti gli aspetti giuridici del caso». Ad esempio, una novità della sentenza rispetto a quella del Tar, è il fatto che il Consiglio di Stato «ha espresso dei dubbi sul rischio ambientale nell’utilizzo nel canale». E in questo senso, «la competenza sulle acque non è strettamente della Provincia» spiega il presidente. Piuttosto, «è dei Comuni».
Per questo la Provincia ha scritto a Maurizio Bizzarri e Eleonora Baldi, sindaci di Scarlino e Follonica, per invitarli ad emettere loro l’ordinanza. Il primo ha risposto dicendo che non c’era le condizioni per farlo, rimandando l’invito al mittente. Le seconda, invece, non ha risposto proprio. L’ordinanza è arrivata lo stesso.
Ma Marras ha qualcos’altro da dire. «Il presidente della Provincia la farò fino a fine mandato, ma la faccia resterà tutta la vita». Si riferisce agli ambientalisti e alle accuse di «legalità non rispettata». Dopo essere stato minacciato di denuncia se non avesse fatto l’ordinanza, «adesso sto pensando io di denunciare qualcuno, a livello personale». Non c’è nessun incarico a nessun avvocato, ma intanto l’ha detto.
Poi aggiunge: «con questi attacchi sui giornali abbiamo capito che chi si contrappone all’inceneritore si contrappone anche alla zona industriale. Noi invece vogliamo salvaguardare il lavoro».
Un altro presidente, però, quello del Comitato del No Mario Monciatti, giovedì ha voluto sottolineare che «noi (ambientalisti, ndc) non siamo contro la zona industriale, ma vogliamo che tutto venga fatto nella legalità».
Agli ambientalisti vuole rispondere anche l’Arpat, dopo che la sua costituzione nel giudizio per il 4 maggio non è stata proprio ben vista. «In realtà non è altro che la rituale costituzione in giudizio di un’amministrazione alla quale è stato notificato un ricorso – spiega l’agenzia – Ci vengono notificati fra i 50 e i 100 ricorsi amministrativi ogni anno da aziende e da imprese e la sola notifica la legittima a entrare nel processo per difendere il proprio operato e l'interesse pubblico. Arpat ha sostenuto la correttezza e l’accuratezza dei suoi atti istruttori a supporto delle autorizzazioni provinciali e pertanto si è doverosamente affiancata alla difesa della Provincia».
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