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Grosseto

Il dramma dell’angelo dei naufraghi

Il dramma dell’angelo dei naufraghi

Argentario in lutto per Ilaria Di Pierro, morta in scooter a 17 anni. Suo padre Nunzio, carabiniere, stava operando in mare

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di Elisabetta Giorgi

GROSSETO

«Vedete quanto siamo inermi e fatti di carne. Basta poco e la vita ci sfugge così», sussurra sul prato davanti all'obitorio Nunzio di Pierro, carabiniere al comando dell'imbarcazione dei carabinieri di Porto santo Stefano. Dentro riposa sua figlia.

Lo sguardo perso nel vuoto, le mani gelide, Di Pierro è uno dei soccorritori più speciali della Costa Concordia: è uno di quelli che in questi giorni ha fatto di tutto per aiutare i naufraghi bisognosi d'aiuto al Giglio, ma proprio mentre sfrecciava a bordo della motovedetta è stato avvertito via telefono, "in diretta" da altri carabinieri, di un terribile scontro frontale sulla provinciale della Giannella. “Comandante, c'è stato un brutto incidente…". Una chiamata maledetta e diversa da tutte le altre, per lui, perché lo riguardava unendo il suo destino di soccorritore a quello di padre: sua figlia Ilaria stava morendo. E via la corsa contro il tempo, inutile e maledetta, nella speranza di trovarla viva.

Ilaria Di Pierro, studentessa dell'istituto Professionale di Orbetello, 17 anni, viveva con lui, la madre e tre fratelli a Santa Liberata nel comune di Porto Santo Stefano. Poco dopo le 18 di giovedì era in sella allo scooter. Poi l’incidente terribile, le gambe semiamputate, un trauma toracico e cranico. Arrivati i soccorsi la ragazza era ancora viva ma ha avuto due arresti cardiaci. Il terzo, all’ospedale, non le ha lasciato scampo. L’autopsia ieri all'obitorio di Grosseto; lì fuori un formicolio di carabinieri che hanno tentato di confortare l'amico-collega Nunzio, padre della ragazza: c’erano il colonnello Eugenio Cammarata, il comandante di Grosseto Edoardo Campora, il capitano di Orbetello Marco Barone, quello di Porto santo Stefano Piernicola Bellavita, il comandante dei carabinieri della legione Toscana Gianni Nistri e molti altri. Increduli al pensiero di una tragedia nella tragedia a cui qualcuno di loro ha assistito.

Sono le 18,45 di giovedì quando Di Pierro, comandante stimato e notissimo sul promontorio, è momentaneamente fermo con la motovedetta nel porto del Giglio per prestare soccorso ai naufraghi. Ne ha già aiutati almeno 200. Insieme a lui sono l'equipaggio a bordo e il capitano Barone che riceve la segnalazione dell'incidente. Una chiamata improvvisa che si rivela diversa dalle altre, più maledetta e più atroce, perché sulla Giannella una ragazza è in fin di vita e la stanno identificando proprio come Ilaria Di Pierro, figlia del capo della motovedetta. I carabinieri, increduli, lo informano con tatto: “ incidente grave". E a quel punto parte una corsa contro il tempo, matta e disperatissima alla volta di Porto Santo Stefano. La motovedetta corre a più non posso, sfreccia guidata dal padre supportato dai militari maremmani, ma in ospedale lei muore. Fuori dall'obitorio - ieri - l’Arma è scioccata e porge un affettuoso saluto a uno degli "eroi" della Costa. Dentro è invece la madre sfiancata, che riceve le mani, le stringe senza energia. «Fatti forza, Giovanna, per gli altri figli…». E mentre non si dà pace c’è fuori il padre che cammina avanti e indietro sul prato, non si dà pace insieme a uno dei tre figli rimasti; lo sguardo vitreo, la schiena rotta. Come può stare un padre che ha perso la figlia? «Io sono qui e sto bene - sussurra senza energia - Lei povera piccola è lì dentro» Quando è successo era al Giglio. «Ho fatto quello che potevo, ho dato una mano come tutti». Poi succedono cose su cui non puoi fare niente, e sei costretto a fermarti. Sullo sfondo della Costa Concordia, «la vita è questa, scorre mentre noi siamo inermi e fatti di carne».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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