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Borghetti: «Qui porto la speranza»

Borghetti: «Qui porto la speranza»

Il monsignore parla alla gente: contrario ai processi mediatici

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ISOLA DEL GIGLIO

Circondato da polizia, carabinieri e guardia di finanza, monsignor Guglielmo Borghetti ieri mattina è sbarcato al Giglio. Dal porto alla chiesa dei santi Lorenzo e Mamiliano sono solo una manciata di metri. Lungo la scalinata, il primo pensiero va a chi non c'è più. A quella lista di morti destinata ad aumentare ancora, ai parenti dei dispersi che sull'isola non hanno più lacrime per piangere. Il vescovo della diocesi di Pitigliano, Sovana e Orbetello è voluto venire di persona al Giglio per dire una preghiera. Con un pensiero rivolto anche al comandante Francesco Schettino. «Facciamo silenzio e aspettiamo. Guardiamoci dentro: una volta nella vita tutti noi abbiamo fatto fare naufragio al nostro senso di responsabilità». Monsignor Borghetti però, un'idea se l'è già fatta. «Sono contrari ai processi mediatici – dicono – ma l'audio di quella telefonata tra il comandante e De Falco sconcerta. Dobbiamo però mantenere la calma e pensare ora al gesto straordinario che i gigliesi hanno fatto venerdì notte». Il vescovo è andato in chiesa e ha pregato. Poco dopo sono arrivati anche i parenti dei francesi i cui nomi sono sulla lista dei dispersi. Anche loro si sono rifugiati nella piccola chiesa del Giglio, confortati da monsignor Borghetti e da don Lorenzo. Uscito dalla chiesa, nel pomeriggio, il vescovo torna a parlare con Schettino: «Non precipitiamoci a creare figure diaboliche o angeliche - ha detto il vescovo - qui io porto un messaggio di speranza per i dispersi».

(f.g)

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