Il Tirreno

Grosseto

Impianto a biomasse Il comitato del no diffida il Comune

Impianto a biomasse Il comitato del no diffida il Comune

L’incontro di sabato scorso non ha convinto i cittadini preoccupati adesso anche per gli effetti sull’oasi di Burano

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di Claudia Della Verde

CAPALBIO

Per il Comune di Capalbio è in arrivo una diffida. A presentarla sono i promotori della protesta contro la realizzazione dell’impianto a biomasse della società Sacra che l’amministrazione ha dato il consenso a costruire nel territorio comunale.

L’incontro di sabato scorso, tra la cittadinanza riunita in un comitato e il sindaco Luigi Bellumori, che si è svolto nel palazzo municipale per far luce su alcune questioni non del tutto chiare, evidentemente non ha soddisfatto il desiderio di informazione dei cittadini. I quali, in attesa del nuovo incontro, previsto per il 27 gennaio, hanno deciso di imboccare la porta di due studi legali (Pollini di Grosseto e Greco di Orbetello) e di inoltrare una diffida al Comune di Capalbio che verrà presentata domani.

Tante sono le questioni sollevate dal comitato. Se all’inizio l’interesse principale dei cittadini sembrava quello dei confini con le vicine abitazioni, adesso la discussione si è incentrata su temi di salvaguardia ambientale. Preoccupazione primaria è la vicinanza all’oasi naturalistica del lago di Burano.

Per entrare nel dettaglio della questione serve però fare un passo indietro e ricostruire le tappe della localizzazione dell’impianto. Dopo il no alla sua costruzione alla Torba tutto sembrava essersi risolto da sé. Così però non è successo e, individuata una nuova area ad Origlio, con il benestare del Comune che sembra già aver approvato il piano di miglioramento agricolo ambientale, la Sacra ha cominciato a progettare l’impianto nella zona compresa tra l’Aurelia e la strada dell’Origlio. Nemmeno questa, però, convince la popolazione.

Da qui l’urgenza di una riunione, quella di sabato scorso,molto affollata e che ha visto anche la partecipazione di Nicola Caracciolo e del giornalista Furio Colombo. Il sindaco Bellumori ha messo in evidenza le procedure legislative da seguire, senza però soddisfare i dubbi degli intervenuti.

Gli interrogativi più sentiti riguardano le conseguenze sul futuro della terra sfruttata, quasi 500 ettari per la produzione di 160mila quintali di biomassa ogni anno, che mettono in allarme l’ecosistema di cui tanta cura si è avuta in questi anni.

In questa diffida, oltre al problema idrogeologico e alla difesa dell’ecosistema, si chiedono delucidazioni riguardo al traffico per il trasporto dei materiali dell’impianto. Se, dunque, all’inizio a sentirsi spiazzati è stata solo una decina di cittadini, in seguito il dibattito si è allargato ad una fetta più vasta di popolazione.

Ad interrogarsi sull’opportunità di realizzare una centrale a biomasse con produzione di biogas ed energia elettrica su un terreno agricolo fertile è anche Rifondazione Comunista, che punta il dito su quella che, a suo dire, è la prima contraddizione insita del termine: “energia rinnovabile”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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