Il Tirreno

Grosseto

Cdr quasi finito stop all’inceneritore gli operai a casa

Inizia a giorni la lunga cassa integrazione per i dipendenti Scoppia il caso-depurazione: per ora resta il blocco

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SCARLINO

Ancora qualche giorno, forse uno in più del previsto. Poi però arriveranno i problemi. I silos di Scarlino Energia hanno ancora un po’ di cdr da smaltire. Poco, molto poco, però. L’ultimo mandata, stando alle previsioni iniziali, doveva finire nel forno dell’inceneritore oggi, ma molto probabilmente slitterà a domani.

Un piccolo rinvio ad uno scenario critico che comunque è imminente. Uno scenario in cui c’è una certezza: la cassa integrazione per i 65 dipendenti dell’impianto. Gli ammortizzatori andranno avanti per diversi mesi, almeno fino a quando non verranno depositate le motivazioni che usciranno dall’udienza nel merito sul ricorso presentato della società, fissata a maggio. I lavoratori ne hanno già discusso in vari riunioni, ultima quella di lunedì mattina. Soprattutto sulla rotazione delle ore, che si aggrapperà alle altre attività che resteranno ancora presenti a Scarlino Energia, come il laboratorio, il magazzino e la manutenzione (ordinaria e straordinaria).

C’è poi la depurazione delle acque all’interno dell’area industriale del Casone, che però rappresenta un’incognita. Già, perché la Provincia non ha ancora emesso l’ordinanza che consenta di proseguire con questa attività e per l’esattezza non è certo che la emetta. Palazzo Aldobrandeschi lo ha spiegato ai sindaci di Follonica e Scarlino, rispettivamente Eleonora Baldi e Maurizio Bizzarri, con una lettera firmata dall’assessore all’ambiente Patrizia Siveri. Nel testo spiega che la giunta sta approfondendo la questione dal punto di vista giuridico, in linea con quanto disposto dal Consiglio di Stato, ma che non è certo l’esito positivo dell’operazione, a causa anche dei tempi troppo lunghi. Questo crea un problema di notevoli dimensioni, perché insieme all’incenerimento del cdr, se non ci saranno novità, da domani Scarlino Energia potrebbe anche smettere di depurare le acque della zona, andando a colpire anche la produzione delle altre aziende Solmine e Tioxide. Stiamo parlando di circa 800 posti di lavoro. Non solo: si bloccherebbe anche il canale Solmine, a cui sono collegati i depuratori comunali di Follonica e Scarlino. In questo senso, però, la Provincia spiega nella lettera che ci sono anche delle alternative ad un’ordinanza simile a quella di dicembre. Una, in realtà, è quasi impraticabile: l’Acquedotto del Fiora dovrebbe realizzare una condotta in cui far defluire queste acque di scarico. Per farlo servono soldi e tempo: risorse preziose ma ad oggi carenti. La seconda alternativa chiama in causa i due sindaci: su suggerimento della Provincia, potrebbero essere proprio i primi cittadini a firmare un’ordinanza che scongiuri sia una crisi occupazionale che problemi ai sistemi fognari.

Alfredo Faetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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