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Ore contate per svuotare i serbatoi

Elisabetta Giorgi
Ore contate per svuotare i serbatoi

La livornese Neri e la Smit di Rotterdam entro sabato inizieranno a pompare 2400 tonnellate di carburante

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ISOLA DEL GIGLIO

Corsa contro il tempo ed ad altissimo rischio per estrarre il carburante dai 21 serbatoi della nave Concordia ed evitare il disastro ambientale. L'operazione sarà condotta dall’impresa Neri di Livorno e dalla Smit Salvage, società con sede a Rotterdam specializzata nel settore e la cui rappresentante in Italia è la società Cambiasso Risso di Genova. La rimozione di carburante inizierà entro il weekend e durerà 2-3 settimane, ma le difficoltà in agguato di fronte alla costa gigliese che rischia irreparabili danni ecologici continuano a essere enormi su più fronti. E più tortuose da un giorno all’altro.

A complicare nelle ultime ore una situazione già drammatica - dovuta alla posizione della nave sdraiata su un fianco e carica di 2.400 tonnellate di combustibile - è il problema che il bunker fuel (come si chiama il combustibile in gergo marittimo), coi suoi sistemi di riscaldamenti ko e l'acqua del mare a 6 gradi si è raffreddato diventando così denso che per pomparlo fuori è necessario ammorbidirlo e riscaldarlo con un impianto di produzione vapore. Praticamente una caldaia che dall'esterno si collegherà alla nave e procederà al riscaldamento del carburante.

«Una situazione difficile e rischiosa», ammette a Porto Ercole Max Iguera della Cambiasso Risso incaricata (come “Smit”) di estrarre il carburante insieme all'impresa Neri di Livorno. Nessuna data precisa, al momento, per dare il via all’estrazione di carburante dalla Costa Concordia, ma i tempi sono strettissimi e l'intervento è alle porte. Ieri si vociferava di un possibile inizio delle operazioni già per oggi, ma gli olandesi smentiscono categorici. «Ci servono ancora alcuni giorni», perché non tutti i lavori preparatori sono conclusi. Dopodiché serviranno alcune settimane». Potrebbero essere due o tre, ma prudenzialmente Iguera non fa numeri. E intanto le operazioni propedeutiche sono in fermento. A Rotterdam stanno lavorando una trentina tra ingegneri, tecnici ed esperti che coordinano il lavoro. E anche in loco si opera su più fronti.

«Da sabato scorso stiamo procedendo nelle visite subacquee con i sommozzatori della nostra società«. Sono in tutto 15. Ma avanza anche la mappatura certosina della nave, corridoio per corridoio, angolo per angolo. Un lavoro meticoloso di rilevamento degli spazi per accedere ai serbatoi, ma anche per agire con prudenza senza provocare sommovimenti traumatici, dato che la nave rischa di crollare a ogni ora sul fondo.

«Con gli ingegneri della Smit stiamo facendo studi per vedere dove sono collocate le cisterne col carburante all’interno della Costa». Anche in questo caso i numeri sono importanti. Sono in tutto 21 serbatoi di cui 17 di combustibile a servizio dei motori principali e 4 per i motori ausiliari. I serbatoi - allo stato attuale - sono tutti sott'acqua, e uno dei problemi principali è quello di riuscire a vedere come si possano raggiungere le cisterne sommerse e installare le pompe: «per ora abbiamo programmato di portarne giù una decina, ma potrebbero anche aumentare».

Finite perizie e mappature, via libera all'estrazione vera e propria che farà ricorso a uno di questi due sistemi. «Si cercherà il più possibile - spiega Iguera - di collegarci alle valvole dei serbatoi o eventualmente proveremo a forare le cisterne con il sistema hot tapping che permette di bucare ed estrarre il carburante senza provocare perdite». È proprio qui che si annida il rischio più grande: «quello di possibili rotture e sversamenti di liquido». L’operazione è complicata dai continui movimenti della nave che ogni giorno dà segnali inquietanti verso gli abissi, e dal fatto che «il combustibile, come detto, è troppo denso e sia necessario riscaldarlo». Da semiliquido nero-marrone si è solidificato, ma tornerà liquido e solo a quel punto, estratto dall’imbarcazione, andrà a riempire una, due, o tre navi cisterna collegate alla Concordia. Sono stati contattati due armatori toscani: la D'Alesio di Livorno e la Freschi di Piombino. La prima compagnia metterà a disposizione due imbarcazioni che riceveranno il carburante pompato via; l'altra ne metterà a disposizione una. Di queste tre è probabile che ne serva una sola, data la capacità è enorme.

«Stiamo lavorando su tutto questo e di concerto con le autorità locali nell’attività preparatoria, e appena avremo finito daremo il via all'estrazione«. Un lavoro durissimo, lungo e complicato che servirà a scongiurare il rischio di disastro ambientale che incombe sul Mediterraneo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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