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Grosseto

Il Tar condanna la Regione «L’allevatore va risarcito»

Il Tar condanna la Regione «L’allevatore va risarcito»

Per Paolo Baccetti un indennizzo di oltre 300mila euro dopo sei anni di battaglie Nel 2006 i suoi 10mila germani furono abbattuti nel pieno della psicosi aviaria

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di Emilio Guariglia

GROSSETO

Chi se la ricorda più, la mitica influenza aviaria, l’epidemia che nel 2005 avrebbe dovuto sterminare il mondo? Quasi nessuno, ormai. Perché alla fine, dopo mesi di panico e psicosi, almeno in Italia tutto finì senza lasciare vittime.

O meglio, una vittima ci fu: il signor Paolo Baccetti di Grosseto. Mai colpito dall’influenza, ma distrutto dalle conseguenze del terrore globale. Costretto a chiudere la sua attività imprenditoriale, un allevamento di germani reali a Principina Terra, e ad assistere all’eliminazione di oltre diecimila volatili sui quali aveva investito ogni suo risparmio, dal 2006 a ieri Baccetti è precipitato in un incubo che sembrava senza fondo.

Sembrava. Perché proprio l’altro giorno, con sentenza depositata il 16 gennaio, il Tribunale amministrativo regionale gli ha finalmente riacceso la luce. Condannando la Regione Toscana a risarcirgli 310mila euro, più gli interessi maturati in questi sei lunghi anni, per i danni subiti in seguito all’abbattimento dei germani.

La storia di Paolo Baccetti, dal 2005 a oggi, ha riempito le cronache. Tutti i risparmi della sua vita, e anche qualcosa in più a debito, Baccetti li mette su una scommessa imprenditoriale: l’allevamento di germani reali. Un’attività che sembra decollare subito. Senonché, neppure il tempo di rientrare dei mutui, arriva la psicosi aviaria.

Prima, nel 2005, gli chiude le porte in faccia il mercato, che di carne avicola non vuole più saperne. E poi, nel 2006, al disperato Baccetti che scende in piazza a chiedere sostegno per la sua attività rovinata dalla psicosi, arriva “in premio” la mazzata decisiva: l’Asl 9 infatti ritiene che quell’esercito di uccelli all’aria aperta sia un potenziale pericolo per la salute pubblica. E ne ordina lo sterminio, con una decisione che in Italia avrà pochi eguali.

Baccetti non è d’accordo, ritiene quell’ordine una precauzione esagerata e immotivata. Tuttavia obbedisce. Anche perché le istituzioni gli garantiscono i risarcimenti previsti dal Fondo di emergenza istituito proprio per l’aviara, quell’anno, dal governo. E invece...

E invece, passata la festa gabbato lo santo. La Regione tarda a pagare dicendo che lo Stato non ha erogato i fondi, lo Stato dice che la Regione ha omesso di presentare la richiesta nei tempi e nei modi dovuti, la Regione rimpalla...

Intanto passano gli anni. Baccetti, che ha famiglia, è sul lastrico. Si vende la casa e per continuare la sua battaglia legale contro le amministrazioni che non vogliono saldare deve ricorrere al gratuito patrocinio dello Stato. Nel frattempo, beffa delle beffe, viene pure processato a Livorno per aver venduto germani potenzialmente infetti. Un processo che non solo lo vedrà assolto, ma che dimostrerà pure che nell’allevamento di Principina Terra il virus dell’aviaria non ci era mai arrivato.

Un calvario che ora sembra giunto all’ultima stazione. Quella della giustizia. Non è chiaro chi – tra Stato e Regione – abbia più colpe dell’altro nel mancato pagamento, dice in sostanza il Tar, ma è certo che Paolo Baccetti ha diritto a riavere indietro i soldi perduti. I sei anni da incubo, quelli non glieli risarcisce nessuno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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