Il Tirreno

Grosseto

«Se ora va a picco è la fine» I timori dei vecchi marinai

Le voci degli ex ufficiali: hanno navigato per il mondo e conoscono l’arcipelago «Una burrasca da nord sarebbe disastrosa. E la bonaccia non può durare»

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di Renzo Wongher

PORTO S. STEFANO

Sulle banchine si danno appuntamento anziani che hanno navigato su tutti i tipi di navi: da guerra, a vela, petroliere, porta container, da crociera, occupando anche posti di comando in coperta o in macchina. Sono proprio questi ex naviganti che hanno aggrottato la fronte quando è giunta la notizia che la Concordia si muoveva. Loro lo avevano detto fin dal primo momento: «Speriamo che la nave non si sposti». Per questo auspicavano che le condizioni meteo marine registrassero bonaccia. Bonaccia più che si può .

Ma non soltanto onde alte potrebbero fa scivolare la nave verso il fondale della Gabbianara, ma anche l’inclinazione della scarpata che scende ripidissima dalla linea di media marea, fino ad una settantina di metri. Pare, purtroppo che questo loro timore si stia, se pur in minima parte, verificando. Le ultime notizie parlano di uno slittamento di nove centimetri in verticale e quasi due centimetri in orizzontale. Potrebbe essere che lo scafo si sia “assestato” anche se la natura della parete sulla quale poggia la fiancata destra del gigante sia poco cedevole. Comunque tutti i ragionamenti che si fanno in banchina sul piano tecnico, non sono che supposizioni. Nel contesto di questo sinistro marino moltissime ipotesi possono essere avanzate oggi, e completamente smentite e rovesciate domani. Moltissimo dipende dalle condizioni del tempo e dello stato del mare. Mettiamo qualche punto fermo.

Le condizioni meteo peggiori si avrebbero se si mettessero venti (e quindi mare agitato) nei settori di Tramontana, Grecale, Levante, Scirocco. Una mareggiata proveniente da questi quadranti della bussola sarebbe fatale. Meno danno potrebbero procurare venti spiranti da mezzogiorno, Libeccio, Ponente e Maestrale. Pare che le previsioni indichino ancora qualche settimana di tempo abbastanza favorevole se rapportato al sito dove si trova la nave.

Ma come diceva un nostromo: «Mica possiamo sperare che per tutto l’inverno – appena iniziato – il mare rimanga piatto come una tavola». Ma i nostri marittimi che pensano si possa fare per immobilizzare la nave ? Dicono che bisognerebbe salpare le ancore (con altro mezzo navale molto potente e non ovviamente con i mezzi della Concordia) che si trovano sul fondale e aggrapparle alla parete rocciosa, o lasciare quelle della nave sul fondo e procedere con altre ancore. Altro elemento che fino a questo momento è stato poco considerato sono le correnti marine e l’altezza delle maree. Nell’arcipelago toscano, e quindi al Giglio e all’Argentario, entrambe non sono molto pronunciate, anzi sono piuttosto modeste, ma su un volume come quello della Concordia potrebbero incidere negativamente rispetto alla sua stabilità. Da tutti questi elementi sorge la necessità di far presto. Far presto a recuperare coloro che sono ancora definiti dispersi, far presto a svuotare i serbatoi dal carburante , far presto a disincagliare lo scafo dalla secca dove è adagiato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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