Attenzione
Trattamento delle acque Caos a Scarlino
L’emergenza non riguarda soltanto il cdr, che una volta finito smetterà di arrivare all’inceneritore di Scarlino. L’emergenza riguarda anche il trattamento delle acque speciali, l’altro...
L’emergenza non riguarda soltanto il cdr, che una volta finito smetterà di arrivare all’inceneritore di Scarlino. L’emergenza riguarda anche il trattamento delle acque speciali, l’altro ramo di attività di ScarlinoEnergia.
La Provincia sta valutando se esistono le condizioni giuridiche per adottare un’ordinanza contingibile e urgente che imponga il mantenimento in attività del Tas (sistema di trattamento delle acque di scarico), che processa anche i reflui dei ciclo produttivo di Solmine, le acque di falda estratte da Sindyal e gli scarichi civili di Tioxide. La valutazione è molto complessa anche perché, diversamente da quella emessa nel novembre scorso (in occasione della sentenza del Tar), questa volta ci sono tre variabili di cui tenere conto. « Il periodo di tempo di chiusura dell’impianto di Scarlino Energia è presumibilmente di almeno 6 mesi - dice il presidente Leonardo Marras - e la Provincia può emettere un’ordinanza solo motivandola sulla base di accertati rischi ambientali, ma non può imporre il mantenimento di un’attività di natura industriale; esiste il problema dell’imputazione degli oneri economici per il funzionamento del Tas. Tutte questioni che hanno conseguenze».
Martedì prossimo, peraltro, Scarlino Energia dovrà fermare l’impianto, una volta smaltito il cdr residuo. «La prima valutazione da fare – spiega il presidente Marras – sulla quale stanno lavorando gli uffici e l’Arpat, riguarda il potenziale danno ambientale che deriverebbe dalla chiusura del Tas, anche alla luce degli argomenti esposti dal consulente del Comune di Follonica alla base della sentenza del Consiglio di Stato. Un’ordinanza contingibile e urgente, se sussistono evidenti ragioni di natura ambientale, è uno strumento utilizzabile per un arco di tempo limitato, e a fronte di almeno sei mesi di stop all’impianto esiste il problema della copertura dei costi per il funzionamento del Tas, circa 450.000 euro all’anno, che sono sempre stati sostenuti dalle aziende che lo utilizzano. È chiaro che, nel caso non venisse trovato un accordo fra tutti i soggetti, questi costi non potrebbero essere sostenuti da noi». Nel caso in cui queste condizioni non si verificassero, poi, ci sarebbe un ulteriore grave problema, che si affiancherebbe a quello del blocco del ciclo produttivo di Solmine e dell’interruzione della bonifica delle acque di falda che sta facendo Sindyal. In quel caso le acque reflue del depuratore civile di Follonica e Scarlino non potrebbero più essere convogliate nel canale industriale Solmine.
Se non si trova una soluzione, si sarà costretti a far confluire i reflui del depuratore civile nel canale Solmine in assenza della normale portata d’acqua».
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