Il Tirreno

Grosseto

Talamone, diga “più forte” contro le onde

Ruspe al lavoro nel porto per avere una maggiore protezione dalle mareggiate

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TALAMONE

Dopo anni di discussione, e feroci polemiche, sul colossale progetto di recupero partorito e lanciato dall’amministrazione di Rolando di Vincenzo, sul futuro del porto di Talamone da qualche tempo è calato il silenzio.

Il nuovo sindaco Monica Paffetti e la sua giunta, anche a causa delle forti mobilitazioni degli ambientalisti, sembrano volersi concedere un lungo periodo di riflessione. Senza dimenticare poi le coneguenze che – dopo il caos di Monte Argentario – potrebbero avere anche sulla costa orbetellana le novità introdotte dall’Europa sulle concessioni dei pontili

In attesa degli sviluppi sul futuro assetto, proprio nel porto di Talamone è cominciata nei giorni scorsi una piccola opera di restyling della diga foranea che protegge l’approdo sul lato esposto al mare e che si protrarrà presumibilmente per più di un mese: un’iniziativa non certo dettata da motivi estetici, visto il grande fascino del paesino costiero, bensì dalla necessità di rinforzare la massicciata che protegge la diga in modo da poter meglio sopportare la forza delle onde che con i venti di ostro e di libeccio si abbattono in maniera diretta sulla struttura.

E in effettii, da qualche giorno un grande escavatore sta smuovendo i sassi tuttora esistenti, allargando di fatto di qualche metro il diametro del frangiflutti e proseguirà per circa trecento metri per arrivare fino al faro, in modo da poter poi permettere ad una gru messa su una grande chiatta di aggiungere nuovi massi che assorbiranno in maniera più sicura la forza del mare.

I lavori erano programmati da tempo ed erano stati appaltati direttamente dal dipartimento delle Opere marittime del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che li ha di conseguenza affidati a una ditta specializzata.

Con il “pontone” già presente nel porto, i massi dovrebbero essere caricati al molo della Puntata, dove li scaricano i camion provenienti dalle cave e portati via mare per un chilometro circa fino davanti alla diga che dovrebbe così garantire in futuro una maggiore protezione permettendo alle onde di frangere ed abbattersi in maniera diversa. In un secondo momento si dovrebbe passare anche alla manutenzione della parte interna del molo foraneo che completerà questo primo cambio di look, dettato da esigenze di manutenzione, cui si sottoporrà l’approdo maremmano. (s.z.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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