Il Tirreno

Grosseto

In cerca di Daniele 750 metri sotto terra

I familiari di Nucci dalle grotte di Niccioleta fanno appello agli speleologi. Falso allarme per un barbone-sosia a Ladispoli

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di Elisabetta Giorgi

NICCIOLETA

Tutti a caccia di Daniele Nucci, non solo tra i boschi e le colline ma anche in gallerie che sprofondano fino a 750 metri di profondità. In provincia di Grosseto le ricerche dell’uomo scomparso da Braccagni lo scorso 1° maggio non si fermano, anzi. Si intensificano e concentrano nel ventre della terra a caccia di crepacci e pozzi dalle profondità vertiginose.

Per calarsi sottoterra i familiari e gli amici hanno deciso di fare appello agli speleologi di tutt’Italia perché intervengano con respiratori e strumenti satellitari. L'obiettivo? Setacciare a tappeto grotte e caverne, perlustrando ogni angolo nascosto ma puntando soprattutto agli abissi di Niccioleta, che tra boschi e panorami mozzafiato scende laddove un tempo, a profondità pazzesche, si estraeva la pirite. Cinquanta, 100, 400 metri e oltre, nei punti più oscuri in cui manca la luce e i rumori si fanno sordi. Quei luoghi Daniele li conosceva più di ogni altro al mondo - vi lavorava come tagliabosco - ed è sempre a Niccioleta che il 5 novembre scorso è stata trovata la sua auto abbandonata. Una zona tanto suggestiva dal punto di vista naturalistico quanto puntellata di insidie, pozzi scoperti e gallerie privi di coperture o recinzioni. Proprio come trappole.

Perché Niccioleta? «Abbiamo deciso di scendere nelle caverne perché lì vicino è stato abbandonato il veicolo, ma al momento è come cercare un ago nel pagliaio», spiega l'amico di Nucci, Alessandro Martellini.

A Niccioleta le grotte sono migliaia. Il territorio si spacca, si frantuma qua e là. Le pietre franano sotto i piedi e ogni angolo pare una discesa agli inferi. Gli inferi, appunto, proprio come la morte che Daniele potrebbe aver cercato scendendo sotto terra per salutare definitivamente il mondo; a meno che in qualche caverna (altre ipotesi) Daniele non si nasconda o non sia scivolato per sbaglio. Qualcunque sia l’ipotesi «noi siamo piuttosto convinti che sia lì lotto - dice Alessandro - I vigili del fuoco, che vogliamo ringraziare per il loro eccezionale lavoro, hanno organizzato tre ricerche speleologiche di questo tipo». I gruppi speleologici sono scesi con respiratori artificiali; il loro percorso monitorato col sistema satellitare gps. Ma ora, prosegue Martellini, «proprio perché siamo convinti che Daniele possa essere lì sotto vorremmo che accanto ai vigili del fuoco, che ringraziamo con tutto il cuore insieme ai volontari, vi fossero speleologici di tutt’Italia. Ci rivolgiamo a loro perché ci aiutino con i loro mezzi, perché ci muoviamo insieme con più competenza e in sicurezza».

Martellini - insieme agli altri coordinatori del gruppo di volontari Fabio, Fabrizio Vecchiarelli e Serena Cola - ringrazia «tutti coloro che ci hanno aiutato: i vigili, appunto, le centinaia di volontari che non ci hanno mai lasciato, la Comunità Montana, la Protezione Civile e chi ha reso possibile il grande lavoro di ricerca svolto sino ad oggi. Trovare una traccia di Daniele, il suo fucile o i vestiti che indossava vuol dire giungere all'epilogo di questa storia e capire se realmente ha compiuto o meno il gesto come dichiarò quella mattina di maggio».

Le ricerche intanto proseguono anche nei centri urbani. Pochi giorni fa i carabinieri di Ladispoli hanno chiamato la moglie di Nucci, Barbara, dopo aver avvistato un barbone dalle fattezze simili a Daniele. Martellini - come già successo altre volte - si è precipitato insieme al cugino di Daniele, ma già il clochard non c'era più. E in ogni modo, subito dopo è stato identificato dai carabinieri come un uomo che nulla aveva a che fare con lui. Nessuna notizia, dunque. E via di nuovo alle ricerche nella speranza che prima o poi succeda qualcosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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