Il Tirreno

Grosseto

Di nuovo in cassa integrazione

Alfredo Faetti

Assemblea dei lavoratori a Scarlino. Il presidente Marras firma l’ordinanza per smaltire i rifiuti

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SCARLINO

Si sono incontrati in una stanza degli spogliatoi della Nuova Solmine, allestita all’occorrenza per poter ospitare un’assemblea. Sul fondo, seduti al tavolo, c’erano i rappresentanti sindacali. Davanti a loro, a riempire tutta la stanza, i dipendenti di Scarlino Energia, insieme a qualche uomo delle ditte di appalto. Si sono trovati per parlare di nuovo del loro futuro, che come due mesi fa è coperto da nubi nere. La sentenza del Consiglio di Stato, che ha negato la sospensiva all’inceneritore, riapre davanti a loro lo scenario della cassa integrazione. Questa volta però non durerà soltanto una ventina di giorni, come a dicembre: questa volta arriverà almeno all’estate, quando non solo sarà passata l’udienza nel merito sul ricorso della società contro la sentenza del Tar, ma saranno depositate anche le motivazioni. Dai sei agli otto mesi di cassa integrazione, hanno calcolato i sindacati. Le procedure prenderanno il via a breve, in modo che gli ammortizzatori sociali siano già attivi dalla prossima settimana, quando anche il cdr stoccato verrà esaurito, così come prevede l’ordinanza firmata dal presidente Marras. Gli impianti sono tornati a bruciare ieri sera stessa per dare inizio allo smaltimento del materiale contenuto nei silos. I sindacati spingeranno per una cassa integrazione ordinaria perché la speranza che a maggio (o quantomeno quando verranno depositate le motivazioni) la situazione possa tornare a migliorare c’è. Altro aspetto che può consolare i lavoratori dell’inceneritore sono le consulenze con cui la società ha già preso contatti per poter avere il rilascio di una nuova Via.

«Vuol dire che non abbandoneranno i dipendenti» ha detto il giorno dopo la sentenza Fabio Della Spora della Femca-Cisl. Un concetto espresso anche ieri durante l’assemblea. Aver chiesto delle consulenze significa che Scarlino Energia non ha intenzione di abbandonare la propria attività, nonostante le diatribe giudiziarie. Quindi al momento il rischio licenziamenti è scongiurato. Tutti questi aspetti però non riescono a togliere l’espressione cupa dal volto dei 60 dipendenti di Scarlino Energia, preoccupati per i mesi che li aspettano. Ma i lavoratori non ci stanno a subire tutto senza provare a dire la loro. Per questo, insieme ai sindacati, così come due mesi fa, richiederanno un incontro con le istituzioni, scrivendo ai sindaci dei Comuni del territorio, al presidente della Provincia e a quello della Regione Toscana Enrico Rossi. Lo stesso governatore che in occasione della sentenza del Tar aveva dato la sua disponibilità a visitare l’area del Casone, senza riuscire a concretizzarla a causa di impegni istituzionali e di rappresentanza. In quell’occasione la crisi passò da sola, grazie alla “sospensiva d’urgenza” concessa dal presidente della sezione del Consiglio di Stato. Questa volta, invece, Rossi avrà molto tempo a disposizione per accogliere l’invito dei dipendenti di Scarlino Energia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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