Trasporti
Bruciato il cdr rischio acqua
SCARLINO Leonardo Marras propone il bis, ma non completo. Esattamente come due mesi fa, il presidente della Provincia di Grosseto ha firmato un’ordinanza che consentirà all’inceneritore di...
SCARLINO
Leonardo Marras propone il bis, ma non completo.
Esattamente come due mesi fa, il presidente della Provincia di Grosseto ha firmato un’ordinanza che consentirà all’inceneritore di Scarlino di bruciare il cdr già stoccato nei silos. Ma a differenza di novembre questa volta non c’è l’ordinanza per concedere all’impianto di proseguire con l’attività di depurazione delle acque. Non ancora, almeno. Ed è quella che, dopo la sentenza del Tar, fece tirare un sospiro di sollievo al Casone e non solo, dato che quella specifica attività interessa sia la produzione delle altre aziende dell’area sia il sistema fognario di Follonica, dato che il depuratore della città si collega agli impianti di Scarlino Energia. Per emanare un’ordinanza simile c’è da valutare alcuni aspetti, come i contenuti della sentenza del collegio, per capire se offrono la possibilità di poterla fare, e la disponibilità dell’azienda. Certo è che questa volta la “toppa” ancora non è stata cucita del tutto. Marras, dal canto suo, è partito da quello che gli ha imposto la sentenza del Consiglio di Stato: «adottare – riporta il testo - ogni utile misura a tutela dell’ambiente e della salute che si rendesse necessaria proprio per effetto della impugnata decisione». E in questo senso «il materiale residuo stoccato all’interno dei silos dell’impianto di Scarlino non può rimanere inutilizzato troppo a lungo – spiega il presidente - perché c’è il rischio di fenomeni di autocombustione». Insomma, a lasciare fermo tutto quel cdr si rischia una bomba, non solo ecologica. Per smaltire tutto il materiale occorrerà ancora qualche giorno: «secondo le stime della società tutto il cdr residuo sarà smaltito entro martedì della prossima settimana» spiega Marras. In questo modo anche i dipendenti di Scarlino Energia avranno ancora qualche giorno da mettere in busta paga. Evitato quindi ogni rischio ambientale, rimane da scongiurare quello occupazionale. Due mesi fa Marras cercò di tamponare la crisi del Casone in un colpo solo, firmando entrambe le ordinanze. Questa volta però non concede il bis (ammesso che la sentenza glielo permetta), lasciando l’intera platea col fiato sospeso.
(a.f.)
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