Il Tirreno

Grosseto

Le operaie bussano a Marras

Francesca Gori

Mabro: ore decisive per la cassa integrazione. Chiesto l’intervento della Provincia

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GROSSETO

Si torna alla carica. Gli appuntamenti in programma alla Mabro sono due, almeno a Grosseto. Poi c’è Pitti Uomo, che alimenta le speranze delle vestaglie azzurre.

Ora servono clienti, e serve che il fatturato della fabbrica di via Senese cominci a crescere. Domani mattina una delegazione di vestaglie azzurre con le rsu incontreranno il presidente della Provincia Leonardo Marras. Furio Santini invece questa mattina sarà di nuovo all’Inps, per discutere sulla cassa integrazione.

La situazione, quindi, non ha fatto in questi due giorni alcun passo avanti.

La società guidata da Andrea Barontini ha onorato la promessa fatta prima di Natale e nei giorni scorsi sono arrivate le tredicesime per i dipendenti. «Ma siamo in ritardo con gli stipendi - dice Nadia Perino, rsu Cgil - quello di dicembre slitterà a fine settimana».

Oggi le donne della Mabro saliranno di nuovo le scale di Palazzo Aldobrandeschi per chiedere l’intervento del presidente della Provincia nei confronti dell’imprenditore che ha rilevato Abbigliamento Grosseto. «Vorremo delle risposte serie e convincenti questa volta - dicono i rappresentanti dei lavoratori - e soprattutto sarebbe necessario sapere se esiste davvero un partner finanziario pronto a sostenere il progetto di Barontini e a garantire il nostro futuro».

Un futuro che sarà segnato, per altri mesi, dalla cassa integrazione. È questo il secondo fronte aperto nella fabbrica di via Senese. I sindacati, già due giorni fa hanno incontrato la direzione dell’Inps per capire se era possibile ottenere l’anticipo del pagamento degli stipendi nel caso in cui fosse scelta la cassa integrazione ordinaria. La prima risposta è stata no. «Questa mattina ho di nuovo appuntamento con la direttrice - dice Furio Santini, responsabile dei tessili Cgil - e spero che ci siano novità positive». La speranza dei sindacati è appesa ad una circolare dell’istituto di previdenza che potrebbe dare la possibilità dell’anticipo del pagamento della cigo direttamente da parte dell’Inps.

«Questa soluzione garantirebbe un po’ di fiato alla società - aggiunge Santini - ma non è certo la soluzione definitiva. È vero che l’azienda ha raggiunto un fatturato di quasi sei milioni di euro. Ma per mantenere un’azienda di quelle dimensioni e con quegli operai il fatturato dovrebbe essere di almeno venti milioni di euro» . Conti che non tornano, almeno per ora. E le possibilità di manovra non sono tantissime. «La cassa integrazione ordinaria per un altro anno può essere richiesta - aggiunge il sindacalista - perché la produzione non si è mai fermata. Ma il nodo da sciogliere resta comunque quello dell’anticipo, che dovrebbe pagare Barontini, se l’Inps non potrà anticipare quelle cifre». Le banche continuano a nicchiare e la Regione potrebbe non intervenire per la cassa integrazione in deroga. La partita quindi, è ancora tutta aperta anche se sembra, in parte, già giocata. Le strade da percorrere sono queste. Trovare una terza via, oggi, sembra difficile.

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