Proteste
Geotermia, esplode il caso Borgia
Ambientalisti contro Regione: «Boicottate il vostro consulente perché è contrario allo sfruttamento»
ARCIDOSSO
Dopo che lo scorso 3 gennaio, ad Arcidosso, i comitati ambientalisti hanno organizzato un convegno sulla geotermia con la presenza del vulcanologo Andrea Borgia, da sempre voce scientifica dei comitati, le polemiche da parte dei gruppi antigeotermici non si smorzano, anzi.
Rete Ambiente Grosseto, Laboratorio Amiata, Wwf Amiata, Comitato ambiente Amiata e Lista civica per Abbadia hanno diffuso una nota in cui, accanto alle problematiche ambientali, si affiancano quelle più "politiche" e si sottolinea come il professor Borgia, dopo aver fatto progetti per richiamare i "cervelli" fuggiti all'estero, lui stesso oggi è costretto ad andarsene. Ma non solo.
L'esperto, sottolineano i comitati, durante il convegno ha denunciato il boicottaggio della Regione Toscana di fronte alla sua opposizione allo sfruttamento geotermico. Le motivazioni del no di Borgia e dei comitati è da tempo noto: rischi per l'aria, per il bacino idrico e la salute. E soprattutto adesso che si prevede l'installazione della nuova centrale di Bagnore 4, il professor Borgia è tornato a svolgere una relazione sui lavori del comitato tecnico della Regione Toscana, di cui è componente, e sui problemi creati dall'attuale sfruttamento geotermico.
L'esperto, già membro della Commissione nazionale della Via, specificano gli estensori della nota, ha spiegato di essere stato «costantemente ostacolato» nel suo compito all'interno del comitato tecnico regionale. «Mentre la Regione Toscana ha fatto di tutto per boicottarlo - si legge nella nota dei comitato - perché le sue tesi non erano consone alle scelte regionali, Borgia è stato chiamato di recente dal Ministero dell'Ambiente degli USA in qualità di ricercatore al Lawrence Berkeley National Laborator, per lavorare su progetti geotermici, proprio per i suoi studi sull'Amiata. Ma negli USA la stessa Enel utilizza metodi non impattanti, cioè il sistema binario. Il prof. Borgia sostiene da sempre che i rischi per l'Amiata, viste le tecniche attualmente adottate sono gravissimi poichè è dimostrato il collegamento della falda idrica superficiale - necessaria alla fornitura di acqua potabile - con la falda profonda geotermica. «Con lo sfruttamento dei vapori geotermici il grande serbatoio di acqua potabile del Fiora si è ridotto - specifica la nota - peggiorando notevolmente la qualità delle acque e dimezzando l'altezza della falda che approvvigiona il Fiora». Secondo Borgia, fino ad oggi, la geotermia in Amiata ha consumato acqua potabile sufficiente per la popolazione mondiale per 100 giorni. Inoltre il peso del vulcano produce deformazioni gravitazionali con seri rischi alla stabilità delle perforazioni profonde. Con i vapori, escono diverse sostanze pericolose per la salute umana. Inoltre il professore ha evidenziato che la geotermia in Amiata non può essere fonte di energia rinnovabile.
«Questa volta, però, il progetto Enel, avallato dalle politiche di Regione, Provincia e persino da alcuni Sindaci della zona, che si aggiunge ad una situazione già insostenibile, sta risvegliando i cittadini», chiudono gli ambientalisti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google