Finanza
Forni spenti, polemica accesa
«La tutela dell’ambiente prevale». E fino a maggio niente sentenza di merito del Consiglio di Stato
SCARLINO
Tornano a spegnersi i forni dell’inceneritore di Scarlino. Il Consiglio di Stato non ha concesso la sospensiva all’impianto, respingendo il ricorso presentato dalla società contro la sentenza del Tar e di fatto portando ad un nuovo stop dell’attività.
In pratica, tornano in vigore tutte le disposizione date dal tribunale fiorentino, con l’annullamento della Via e dell’Aia rilasciate a suo tempo dalla Provincia di Grosseto. Il collegio ha voluto rimandare tutto all’udienza nel merito dei ricorsi, fissata al 4 maggio, convinto che sia quella sede più opportuna per arrivare ad un pronunciamento definitivo su questa vicenda.
Il materiale portato di fronte ai magistrati da entrambe le parti, Scarlino Energia da un lato e Comune di Follonica insieme (consulente Paolo Rabitti) ai Comitati ambientalisti all’altro, è davvero tanto e i dati da analizzare sono un’infinità. Per questo il Consiglio di Stato ha rilevato che «le questioni prospettate necessitano dell’esame approfondito proprio della fase di merito» come si legge nell’ordinanza, con cui è stata ribaltata la decisione del presidente Luciano Barra Caracciolo, quando con un decreto cautelare ha concesso in via precauzionale la sospensiva. Tutto rimandato a primavera quindi, quando i legali delle due parti torneranno a scontrarsi sui banchi dello stesso tribunale che oggi ha deciso di non dare continuità alla produzione dell’inceneritore del Casone di Scarlino. Certo, il collegio non ha tenuto conto solo degli aspetti procedurali di un iter giudiziario, perché sul tavolo c’erano diversi aspetti legati alla sua decisione, tutti di una delicata importanza: dalla tutela ambientale e della salute dei cittadini fino alla realtà occupazionale dell’impianto, passando per tutte le procedure e le relazioni svolte da quando la Via e l’Aia sono state rilasciate. Una di queste è contenuta nell’ordinanza emessa dal collegio: è la relazione redatta dall’Arpat il settembre scorso, in cui non l’agenzia metteva nero su bianco di non aver riscontrato particolari problematiche legate all’impatto ambientale dell’inceneritore. Ecco, le conclusioni contenute in questo documento, secondo il giudice, possono presentare qualche dubbio («non inequivoche» è il termine utilizzato nell’ordinanza). Al contrario invece di quelle che vengono fuori da un’altra relazione, datata 1 gennaio 2012 ma stilata dall’altra sponda di questa vicenda: il Comune di Follonica, attraverso un suo consulente, Paolo Rabitti, appunto. Qui le conclusioni «non appaiono del tutto implausibili», ovvero sembrano secondo il Consiglio di Stato avere dei margini di attendibilità. Così, mettendo sulla bilancia i due pesi, il collegio è arrivato alla sua conclusione: «nella contrapposizione degli interessi in gioco deve ritenersi prevalente quello alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica». Insomma, il tribunale ha stabilito, per quanto riguarda il danno, sulla base dei documenti portati in esame, che la priorità va alla salute dei cittadini e alla tutela ambientale, mettendo in seconda luce i posti di lavoro garantiti dall’inceneritore. Gli stessi per cui Caracciolo aveva invece disposto la sospensiva.
Ma il Consiglio di Stato non si ferma qui. Non solo ha respinto l’istanza cautelare, ma ribadisce anche «l’obbligo all’amministrazione provinciale di Grosseto di adottare ogni utile misura a tutela dell’ambiente e della salute che si rendesse necessaria proprio per effetto della impugnata decisione», ricalcando così gli avvertimenti già avanzati dal Tar di Firenze. Insomma, un’altra bocciatura nei confronti dell’operato di palazzo Aldrobrandeschi, che adesso, così come Scarlino Energia, dovrà aspettare maggio per difendere le proprie ragioni in questo pasticcio.
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