Il Tirreno

Grosseto

I periti: errori nell'elettrocardiogramma

Pierluigi Sposato
<b>OSPEDALE</b> Asya Perri e il Misericordia
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OSPEDALE Asya Perri e il Misericordia

Ma la morte di Asya non è collegabile a uno scompenso cardiaco

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 GROSSETO. «Non ci sono elementi che permettano di collegare la morte di Asya a uno scompenso cardiaco, quadro d'altro canto che parrebbe escluso anche dalle risultanze autoptiche. Rimane invece sostenibile che l'errore di refertazione dell'elettrocardiogramma abbia precluso alla piccola di poter beneficiare di quelle chanches di sopravvivenza subordinate alla possibilità di procedere a un tempestivo trapianto di cuore». Il professor Marco Di Paolo, medico legale, e il professor Pasquale Migliaccio, pediatra, così hanno risposto in sintesi al quesito posto dal giudice Marco Mezzaluna sulle cause della morte di Asya Perri, la piccola deceduta il 27 luglio 2009 a nove mesi, all'ospedale Misericordia. Una morte per la quale vi sono tre indagati (più una quarta la cui posizione è stata oggetto di archiviazione) e per la quale Alessandro e Costanza - i genitori di Asya - si sono opposti all'archiviazione chiesta dal pm Maria Navarro.  Sono indagati l'allora primario Gabriele Barlocco (difesa Barbara Chelli e Luciano Giorgi), la pediatra Maria Angela Bernardi (Settimio Chelli e Luciano Giorgi), il cardiologo Stefano Minelli (Alessandro Biagiarelli ed Enrico De Martino). Per la pediatra Federica Ceciarini (Massimo Ceciarini) nessuna opposizione al'archiviazione.  Venerdì prossimo, in sede di incidente probatorio, davanti al giudice si discute la perizia collegiale affidata nel febbraio dell'anno scorso. Una perizia dalle conclusioni sostanzialmente non diverse a cui nel luglio 2010 erano giunti i due specialisti incaricati dalla Procura, Vittorio Fineschi medico legale e Maria Serenella Pignotti pediatra, entrambi di Foggia. «La morte di Asya non è ascrivibile - avevano scritto - oltre ogni ragionevole dubbio alla condotta omissiva messa in atto dai sanitari che ebbero in cura la bambina nel corso della degenza in pediatra, i quali non effettuarono un'accurata diagnosi della patologia cardiaca e metabolica da cui la bimba era affetta. Qualora scrupolosamente attuata, anche l'esecuzione di un adeguato programma diagnostico non avrebbe consentito, con alta probabilità logica, di scongiurare il concretizzarsi dell'exitus della piccola Asya».  Insomma, i medici non sono sarebbero stati diligenti fino in fondo ma nulla avrebbero potuto concretamente fare di fronte alla cardiomiopatia dilatativa affetta da una patologia congenita. Una tesi non condivisa dai genitori di Asya. Il loro avvocato, Antonio Voce di Firenze, aveva presentato opposizione, perché a giudizio suo e degli esperti di parte vi sarebbe stato un nesso tra la negligenza e la morte e la piccola poteva essere salvata: sarebbe bastato un eco-cuore per individuare la patologia.  Corretto o no? Il gip aveva ordinato nuovi accertamenti, incaricando Di Paolo e Migliaccio. Questi hanno individuato il momento di criticità nell'errore di interpretazione dell'elettrocardiogramma eseguito 7 giorni prima del decesso. Nel corso delle visite pediatriche non sarebbe mai emerso il sospetto di una patologia cardio-circolatoria e successivamente le crisi compulsive erano state classificate come disturbi neurologici. È vero comunque, aggiungono gli esperti nominati dal giudice, che Asya «non ha mai manifestato chiari e definitivi segni riconducibili a una cardiopatia». E il «quadro fuorviante» avrebbe giustificato la mancata diagnosi di patologia cardio-circolatoria fino al ricovero di luglio; l'errore di refertazione dell'elettrocardiogramma avrebbe ulteriormente ingannato i pediatri. E comunque, secondo Di Paolo e Migliaccio, in caso di procedura corretta ne sarebbe derivata l'indicazione per un trapianto di cuore.  Dopodomani la discussione della perizia davanti al gip.

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