La manifestazione
Cerulli: «Per noi è pubblicità»
«L'Argentario è un posto talmente bello che è normale sia frequentato anche da queste persone - dice il sindaco - e tutto quello che è venuto fuori in questi giorni sicuramente non nuoce alle nostre località»
PORTO SANTO STEFANO. «È comunque una reclame, segno che l'Argentario piace davvero». Ma attenzione, guai a dire che tra Porto Santo Stefano e Porto Ercole si incontrino solo banditi e faccendieri. Il sindaco Arturo Cerulli non lo digerirebbe. «L'Argentario è un posto talmente bello che è normale sia frequentato anche da queste persone - dice il sindaco - e tutto quello che è venuto fuori in questi giorni sicuramente non nuoce alle nostre località». Quello che è successo in questi giorni sono le dimissioni del sottosegretario Carlo Malinconico che ha dovuto riferire a Monti sulle vacanze che Francesco Maria De Vito Piscicelli ha pagato all'hotel Il Pellicano.
All'Argentario, appunto. Non un soggiorno solo, ma più di uno. Per un totale, scrivono i Ros dei carabinieri nel loro rapporto, di quasi ventimila euro. Soldi che Piscicelli avrebbe pagato appunto all'hotel per saldare le vacanze di Malinconico. Roberto Sciò, per le intercettazioni delle due telefonate tra lui e Francesco Piscicelli sulla vacanza dell'allora segretario generale alla presidenza del consiglio (a quel tempo il capo del governo era Romano Prodi) è scocciato. «Certo non viviamo bene questa pubblicità - dice Sciò - è controtendenza per noi che al Pellicano abbiamo creato un resort dove la prima cosa che tuteliamo è la privacy dei nostri clienti». Il cinque stelle superiore che domina dall'alto l'Argentario, con le sue camere esclusive da millecinquecento euro a notte e con una spiaggia completamente inaccessibile dall'esterno, era quindi l'oggetto dei desideri per le vacanze di Carlo Malinconico. E tutte le attenzioni del costruttore Piscicelli e del proprietario dell'hotel erano rivolte a trovare, in un periodo di overbooking, la sistemazione migliore.
«Non abbiamo trovato nulla di meglio - dice Sciò nell'intercettazione - per questa volta. Ci sono i clienti storici, mi sono messo al computer per controllare». Una circostanza che il proprietario del resort ricorda ancora oggi, a distanza di quattro anni. «Avevamo trovato una camera - dice - ma era rumorosa. Lo avevo detto a Francesco, poi siamo riusciti a spostare Malinconico». Nulla di strano, per chi di lavoro gestisce ospiti illustri in un hotel di quella portata. E nulla di strano per chi ha un rapporto di amicizia con un altro uomo. «Francesco Piscicelli l'ho conosciuto l'anno prima che mi chiedesse questo favore - dice - tramite sua sorella Alessandra che è una cara amica».
Piscicelli il Pellicano lo frequenta, anche se da qualche mese non è tornato a trovare l'amico Roberto. Si conoscono bene, tanto da offrire, Piscicelli, un giro in elicottero a Sciò. «Ma sei te che giri qui sopra con quell'elicottero blu? - chiede Sciò - Sei uno scalmanato, io non ci salgo». Quello che è successo al Pellicano, che ha portato alle dimissioni del sottosegretario Malinconico, non ha nulla a che fare con la gestione dell'hotel. «A me - dice Sciò - hanno solo chiesto una camera e hanno pagato il conto». Nulla di più, come accade negli alberghi. Ma quella pubblicità, che a Cerulli non dispiace, a Roberto Sciò non va proprio giù.
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