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Grosseto

Sei i romanzi pubblicati dopo le raccolte di poesie

Dischi, matematica e... erotismo Ecco Gallori avvocato e scrittore

<b>AVVOCATO</b> Guido Gallori classe 1942
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AVVOCATO Guido Gallori classe 1942

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 GROSSETO. Avvocato e scrittore. Binomio non infrequente. Avvocato e poeta. Combinazione più episodica. Guido Gallori, vicino alle 70 primavere, si accende la pipa e parla. Del mestiere e dell'hobby, degli intrecci tra i due, del filone erotico, dei dischi.  Gallori, nasce prima l'avvocato o lo scrittore?  «Prima lo scrittore. Ero un ragazzetto quando ho cominciato a scrivere poesie. Ne ho pubblicate sei: nel '68 le prime, credo. Scrivevo anche narrativa, però una cosa indegna. E quindi lasciai perdere, in favore delle poesie».  Passione o lavoro?  «Passione. Per farne un lavoro bisognava avere tutto un altro percorso. Fare come fece Bianciardi: andare a Milano. Lì c'era la cultura, c'era l'editoria. Conoscevo meglio Cassola: una volta gli portai qualcosa e lui mi disse, giustamente, di lasciar perdere. Poi nel 1991 fu un periodo tutto particolare. Io il sabato tutti i pomeriggi andavo in giro e compravo dischi di sinfonica, rock e jazz: era il momento in cui cominciavano i compact disk. E mi sceglievo dischi 33 giri, i padelloni, che in quel momento venivano offerti a prezzi bassi. La sera me li ascoltavo».  Ispirato dalla musica?  «Una sera iniziai a dettare al registratore con la musica di sottofondo. Dettavo di tutto. Prime parole del primo libro: continuare a scrivere in questa serata di maggio. Cominciai a incidere ricordi, cose prese dai giornali, da riviste, ricordi di cose raccontati da un amico. Tutte le sere andato avanti, su cassette. Decine e decine. Forse centinaia. Non c'era niente di preciso. Erano appunti. Me le facevo trascrivere in dattilografia e poi al computer».  Il primo libro?  «"Ricercar", cioè la ricerca dello scrivere. Ho messo in fila i più disparati argomenti. Il legame? Lettere scritte dalle prime ragazze, gli insetti. Ho messo tra un pezzo e l'altro dei termini cinematografici: stacco, dissolvenza, carrellata laterale. È venuto un libro piuttosto grosso, poi sono stato più attento».  La professione quanto influisce?  «Qualcosa della mia vita professionale ho messo, qualche episodio particolare. Però devo tenere separate le cose, altrimenti diventa un altro lavoro. Approfitto del sabato e della domenica, per scrivere, dei rari tempi morti».  Argomenti?  «Per alcuni libri sono andato avanti con una specie di montaggio cinematografico. Ho messo gli argomenti a pagina 1, poi a pagina 5 a pagina 10 a pagina 15, con una cadenza precisa. Ho inserito di tutto: notizie giornalistiche, ad esempio. Ne ho fatti diversi di questo tipo. C'è anche il discorso del romanzo nel romanzo: come il Gruppo 63, ma all'epoca io ero ragazzetto, leggevo ma non sapevo... Mi hanno detto che sono uno di quel gruppo in ritardo con i tempi. In "Prova" c'è una specie di piccola storia: i sogni di un ragazzo in coma vigile dopo un incidente e della sua fidanzata. Il tutto accompagnato da una specie di catalogo di musica rock, in ordine alfabetico. Led Zeppelin è uno dei cardini della musica moderna».  Cosa c'è di autobiografico?  «Tanto, in parte. Ma tante cose sono inventate completamente. Mi sono ispirato ad articoli, fatti di cronaca, cosa mi hanno detto, cosa ho ascoltato al bar. Naturalmente diventa tutto autobiografico».  Personaggio ricorrente?  «Spessissimo scrivo di un avvocato. Un vincente? Uno normale. In uno di questi libri non pubblicato è invece assistente universitario di statistica che scrive un libro o una tesi. Ah, è uno cui piacciono tanto le donne. Specifichiamo: il personaggio è il personaggio e io sono io. E' vero che prima non ho tralasciato niente ma da quando mi sono sposato al massimo ho alzato gli occhi. Di quanto avvenuto prima ho molto da raccontare».  Gallori, lei scrive anche di temi erotici...  «Mi hanno detto che mi riesce particolarmente bene. Li metto sempre a cadenza. Accanto c'è il pezzo sulla matematica o sull'astrofisica, satelliti, sole, luna. Ma il filone erotico contraddistingue molto la mia produzione».  Come è cambiata la professione di avvocato?  «Moltissimo. Quando eravamo pochi c'era un certo spirito, scherzavamo, ci si conosceva tutti. Ora è diventata una professione femminile: sono tante e lo fanno bene, combattive. Sono molto gradevoli. E poi Grosseto è un paese traboccato fuori. Ci sono quartieri dove mi perdo». (p.s.)

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