Italia
Multato per un muro crollato
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GIUNCARICO SCALO. Ecco la casa oggetto di ristrutturazione, al cui proprietario è stato intimato il blocco dei lavori a causa del crollo di un muro che era stato ritenuto sotto vincolo storico Vincolo storico violato, il Comune blocca i lavori
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GIUNCARICO. Ha comprato casa nel 2008, ma ancora deve restare in un appartamento in affitto perché il Comune di Gavorrano gli ha bloccato i lavori, dopo che è crollato un muro sottoposto a vincolo storico. «E' venuto già da solo» spiega l'uomo, a cui è stata inflitta anche il massimo della sanzione. Paolo Gherardi lavora nell'Aeronautica, vive a Grosseto con la moglie e il figlio in un appartamento in affitto. Una situazione particolare, perché «io contavo di poter già vivere nella mia nuova casa». Un immobile alla stazione di Giuncarico, piccola frazione gavorranese di una manciata di case e vecchio crocevia che porta all'omonimo paese. L'ha acquistata nel 2008, ma ha potuto dar via ai lavori di ristrutturazione soltanto nel 2010, quando il Comune gli ha approvato il progetto. Ad una condizione: il mantenimento di un muro al lato della casa. «Era sotto vincolo storico, secondo loro, perché costruito prima del '43» spiega Gherardi. Non fosse che l'uomo è andato a spulciare le carte catastali dell'epoca, scoprendo che «in quegli anni il muro ancora non esisteva». Ha fatto presentato anche un'osservazione in proposito, ma che gli uffici hanno respinto. Gherardi in ogni caso ha proseguito con i lavori, in cui era previsto il mantenimento di quella parete di pietra. «Con i muratori volevamo rafforzarlo alle fondamenta, visto che doveva far parte della casa. Per di più, a me conveniva economicamente lasciarlo che costruirne uno nuovo. Però, come abbiamo iniziato a scavare dalle parti per dargli questo rinforzo, il muro è venuto giù». La casa è in punto in cui finisce tutta la pioggia che cade sulla collina e gli anni hanno reso quella parete abbastanza fragile. «Per questo è venuta giù». L'idea, a quel punto, era di ricostruirlo. «In maniera identica, con la stessa volumetria, così come è previsto nel progetto approvato dal Comune». Ma gli uffici non hanno sentito storie e hanno notificato a Gherardi prima un'ordinanza per il blocco dei lavori e poi un'altra, in cui si richiedeva il pagamento di una sanzione di 10mila euro per abuso edilizio. «Ma io non ho provato ad aggirare la legge. Io condivido in pieno la tutela dei beni storici nei paesi. Qui però siamo lungo una strada dove sono poche case e tutte ristrutturate regolarmente». Carte alla mano, comunque, «dal punto di vista della legge hanno ragione, ma certo questo non è il modo di andare incontro al cittadino» dice. Tra l'altro gli è stata inflitta la sanzione più alta, secondo lui. Perché l'ordinanza fa riferimento a due leggi: il Testo unico in materia di edilizia, che sì prevede "l'ammenda fino a 10329 euro per l'inosservanza delle norme", ma anche una legge regionale che recita: "qualora il ripristino dello stato dei luoghi non sia possibile, il Comune irroga una sanzione pecuniaria pari al doppio dell'aumento di valore venale dell'immobile, conseguente alla realizzazione delle opere". «Ma rifacendo questo muro non c'è nessun aumento di valore. - ribatte Gherardi - Potevano quindi darmi un'altra sanzione (il minimo per legge è 519 euro, ndc) e non 10mila. Ne ho parlato con gli uffici competenti di queste leggi, ma non mi hanno mai dato una risposta». A.F.
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