Proteste
Minacciato da tre uomini armati
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MINACCIATO. Francesco Maria De Vito Piscicelli Piscicelli sporge denuncia ai carabinieri: «Mi vogliono far stare zitto»
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PORTO SANTO STEFANO. Lo hanno aspettato davanti al cancello della sua villa, a Spini Bianchi, sul promontorio dell'Argentario con le pistole nascoste sotto i maglioni. Per tappargli la bocca. Antonio Maria De Vito Piscicelli, l'ingegnere coinvolto nell'inchiesta sulla cricca che ha deciso di collaborare con i magistrati, giovedì mattina si è presentato alla caserma dei carabinieri di Orbetello per sporgere denuncia. «Ero andato ad accompagnare il mio domestico alla stazione di Orbetello - dice - poi, dopo essere passato da Porto Santo Stefano a comprare i giorni sono tornato a casa». Davanti alla villa c'era un'auto e c'erano tre uomini. «Credevo che si fossero persi, perché spesso capita che qualcuno quassù mi chieda indicazioni - dice - e invece mi hanno minacciato pesantemente». Piscicelli ha deciso di parlare con i magistrati, di raccontare tutto ciò che sa. Dall'affare con Fusi per la costruzione del palazzo dei marescialli di Firenze che gli è costata una denuncia per corruzione alle vancanze pagate all'Hotel Il Pellicano al sottosegretario Carlo Malinconico. Vacanze che sono costate all'ingegnere napoletano quasi diecimila euro. «Soprattutto - aggiunge - ho deciso di parlare perché dalla notte della telefonata per il terremoto dell'Aquila, sono diventato il capro espiatorio di tutto un sistema che deve essere raccontato». Perché in quella telefonata, dice l'ingegnere «risi solo quando il mio letto, a Roma, vibrò per il terremoto. Non sapevo nemmeno quello che era successo all'Aquila. Mio cognato è pesante quando scherza, e anche quella sera al telefono ero infastidito dal suo tono». Ora, Piscicelli che la casa dell'Argentario l'ha scelta da tempo come buen retiro, ha paura. Perché lo hanno trovato anche lì, dove nessuno era mai arrivato. Francesca Gori L'intervista a pagina 5
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