Gioco
LA PROPOSTA DI AURELI
Forno anche in Maremma? Un progetto c'è ma Bonifazi frena: «Manca la domanda»
F.F.
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Emilio Bonifazi 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. La paventata ipotesi della chiusura del forno crematorio di Livorno ai grossetani ha riportato alla ribalta il tema, dibattuto da anni, dell'opportunità di costruire un forno crematorio a Grosseto. In tanti lo vorrebbero, a partire dal sindaco Emilio Bonifazi, passando per gli operatori del settore fino, naturalmente, ai cittadini che scelgono di "tornare cenere" e che sono più che raddoppiati negli ultimi anni. Una struttura che, al momento, non si fa perché - spiega chi dovrebbe costruirla - la domanda è ancora insufficiente a coprire costi di realizzazione e di gestione. «Per garantire la gestione minima della struttura occorrono 500-600 cremazioni all'anno», spiega Romeo Banci, presidente della San Lorenzo Servizi, la partecipata del Comune che gestisce i servizi cimiteriali. «A inizio 2011 abbiamo fatto uno studio di fattibilità per conto del Comune - spiega il presidente - calcolando un potenziale bacino di utenza che comprende tutta la provincia e parte dell'alto Lazio. In tutto si arriverebbe a sole 450 cremazioni all'anno. Una cifra in linea con la media nazionale, con cremazioni ferme al 15 per cento del totale dei morti. Al momento sono insufficienti per una struttura che, solo a costruirla, costerebbe 2-2,5 milioni di euro. E poi ci sono i costi di gestione». Detta in parole povere, accendere il forno per una sola cremazione al giorno costa troppo. «Bisognerebbe attendere più richieste e cremare in un'unica giornata più salme, ma questo comporta attese per i parenti che non ci auguriamo, oltre a ulteriori costi per tenere i defunti nelle celle frigo». È il problema che c'è stato a Siena, dove il forno ha dovuto chiudere a febbraio di due anni fa. I numeri livornesi, in effetti, sono di gran lunga più alti. Sono state 4.300 le salme cremate dei tre forni della Socrem nel 2011 (l'impianto è costato 2 milioni e mezzo), con una media di 250-300 al mese. «Solo nel comune di Grosseto i decessi sono 1.200 all'anno - spiega Banci - ma appena 400-450 persone decidono per la cremazione». Eppure anche per costruire loculi, colombari e forni le cifre sono molto alte. Il piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Grosseto prevede 896 nuovi loculi e 18 colombari tra tutti e cinque i cimiteri comunali (Sterpreto, Istia d'Ombrone, Montepescali, Braccagni, Alberese) per un costo di 1 milione e 560mila euro, soldi ricavati dalla vendita dei loculi stessi a 3mila 700 euro l'uno. Un'operazione, dunque, a costo zero per il Comune. Ma non per i cittadini. La cremazione a Livorno viene a costare sui 2mila-2.500 euro, un migliaio di euro meno rispetto alla sepoltura tradizionale. E anche questo, spiegano a Livorno, ha fatto registrare un aumento di richieste. Che i tempi siano più che maturi lo ripete, invece, da anni l'architetto Roberto Aureli, presidente della Socremar, che già dal 2004 ha pronto un progetto di tempio con forno crematorio, sale di commiato e giardino per disperdere le ceneri. Un progetto presentato che Aureli chiede di inserire nel Regolamento urbanistico e per il quale ha presentato, perciò, un'osservazione lo scorso giugno. «Ancora non ho ricevuto risposta - lamenta Aureli - ed è incomprensibile. Perché il mio progetto costerebbe molto meno di tutti i loculi che il Comune sta costruendo». Meno di due milioni di euro, dice l'architetto, e occuperebbe non più di due ettari. «Ma naturalmente non lo fanno - spiega Aureli - perché non porta abbastanza business. Una cremazione costa 500 euro e finisce lì. Una sepoltura, invece, richiede manutenzione, tra esumazioni, costruzioni. Verrebbe a mancare la filiera del caro estinto...». Eppure la legge 130/2001 prevede che le Regioni elaborino piani di coordinamento per permettere ai Comuni di realizzare forni crematori, anche in associazione, tenendo conto dei residenti, dell'indice di mortalità e delle statistiche sulla scelta crematoria. I titolari di onoranze funebre paiono d'accordo, a partire da Gabbrielli e Rocchi di Grosseto. Ma Bonifazi chiosa: «Non ci sono numeri sufficienti a coprire i costi, però se un privato ha i mezzi per farlo, ben venga».
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