Il Tirreno

Grosseto

Due cugine condannate, erano state sorprese dall’addetto alla sorveglianza di Mediaworld

Cercavano di scappare con il computer rubato

<b>GIUDICE</b> Valeria Montesarchio
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GIUDICE Valeria Montesarchio

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 GROSSETO. Lei aveva spiegato di aver fatto confusione maneggiando nel negozio il computer Acer Aspire da 800 euro: «Ho rotto accidentalmente il dispositivo antitaccheggio», aveva detto lì per lì.  Ma non è stata creduta, anche perché tutti i suoi gesti erano stati seguiti dal responsabile della sicurezza, che aveva visto lei e la cugina appartarsi appositamente dietro a un frigorifero e l'aveva anche vista lasciar cadere la scatola del pc mentre veniva accompagnata negli uffici per i controlli.  Così Silvana Mamone, 50 anni, e la cugina Patrizia Mamone, 44 anni, abitanti in Lombardia, sono state condannate con il rito abbreviato all'udienza preliminare per un tentativo di furto da Mediaworld, al centro commerciale Aurelia Antica, più correttamente qualificato in rapina impropria. Il giudice Montesarchio ha inflitto alla prima 2 anni e 4 mesi più 900 euro di multa, alla seconda 1 anno e 600 euro. Entrambe sono state condannate anche a pagare le spese di custodia in carcere ma solo a Patrizia è stata concessa la sospensione della pena. Entrambe erano state arrestate e sono tornate libere da tempo. Per Silvana il pm Pizza aveva chiesto l'applicazione della dichiarazione di delinquenza abituale e della misura di sicurezza del lavoro in colonia agricola: ma il gup le ha respinte anche in considerazione dello stato di salute della donna. Secondo l'imputazione, il pc prelevato dagli scaffali sarebbe stato nascosto sotto la gonna di Silvana, che si sarebbe recata alla cassa per pagare un secondo prodotto, mentre la cugina sarebbe uscita dalla parte dei clienti che non avevano effettuato acquisti. Si tratterebbe di rapina impropria perché Silvana Mamone avrebbe spintonato l'addetto alla sicurezza e il titolare del punto vendita. Questi avevano chiamato il 113.

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