Italia
Il caso risale al febbraio dellanno scorso, ludienza con laudizione dei testimoni si terrà nei prossimi mesi
Ecodoppler sospeso, primario punito
Pierluigi Sposato
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GIUDICE DEL LAVORO Marco Mezzaluna Ma il medico presenta ricorso al giudice del lavoro e chiede i danni alla Asl
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GROSSETO. Il reparto è in carenza di organico e il primario decide di sospendere l'ambulatorio di ecodoppler per tre giorni del febbraio 2011. La Asl non ci sta e, ritenendo la decisione arbitraria e non concordata, infligge 3 giorni di sospensione al primario. Questi ricorre contro la sanzione disciplinare già scontata, chiedendo i danni, e adesso il fascicolo è di fronte al giudice del lavoro Marco Mezzaluna. Ma serviranno ancora molti mesi (l'udienza è fissata per settembre - dovranno essere sentiti testimoni) per venire a capo della querelle, finita all'epoca anche sulle pagine de Il Tirreno dopo la protesta di una paziente che si era vista costretta a fissare un nuovo appuntamento per il 30 maggio, quattro mesi dopo. Regolamenti, codici, comportamenti, comunicazioni, scelte. Un corposo botta e risposta tra le parti per quanto avvenuto il 2 febbraio, il 7 febbraio e il 9 febbraio dell'anno scorso. A parte le questioni formali (omessa pubblicazione del codice disciplinare, violazione del diritto di difesa, inosservanza dei termini per la conclusione del procedimento disciplinare, inesistenza dei "3 giorni" nell'elenco delle sanzioni), il primario sottolinea con forza una questione centrale: «la decisione di sospendere le 3 sedute ambulatoriali è stata una scelta assolutamente obbligata, riconducibile unicamente alla carenza di personale della chirurgia vascolare. E la direzione sanitaria era stata per tempo ed esaurientemente informata della situazione e avrebbe ben potuto adottare le soluzioni più idonee». "Per tempo" significa che le prime avvisaglie risalivano al 2008. "Carenza" significa che i quattro medici che oltre al primario prestavano servizio «sono obbligati a effetturare turni di pronta disponibilità e di lavoro straordinario ben oltre quello consentito dalle norme contrattuali». Lo stato di gravidanza di uno dei medici aveva aggravato la situazione, tanto che nel settembre 2009 i medici avevano effettuato «ben 81 turni di reperibilità». La direzione generale, pur essendo a conoscenza, incaricava il primario di gestire la copertura, ma senza dare indicazioni specifiche. Quando non era stato rinnovato il contratto a tempo determinato a un quinto medico, il primario aveva constatato l'impossibilità di assicurare l'ambulatorio per tutti i giorni programmati di febbraio. Poiché i medici sono impegnati su più fronti (corsia, sala operatoria, due ambulatori) e poiché ambulatori di ecodoppler sono presenti in altri reparti (almeno tre), il primario aveva «ritenuto indispensabile privilegiare la cura e non la diagnostica, che può essere espletata in altri reparti». La Asl avrebbe potuto provvedere con largo anticipo e prolungando l'incarico al quinto medico. Di tutt'altro avviso la Asl 9, che respinge le questioni formali, dandone spiegazione, e lamenta le ripercussioni negative sull'immagine dell'azienda. Secondo la Asl, il primario ha adottato una «decisione arbitraria di natura organizzativa, senza alcun coinvolgimento della direzione sanitaria», con una modalità gravosa per l'utenza (la cancellazione dell'appuntametno con rinvio al centro prenotazioni), senza conformarsi alle direttive superiori. L'azienda non avrebbe avuto margini di intervento: «era tardi per ricuricre lo strappo e dirottare i pazienti verso gli ambulatori di altre strutture». Adesso la parola passa al giudice.
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