Il Tirreno

Grosseto

L’uomo è scomparso a maggio. Nessuna battuta dopo la scoperta del suo furgone

«Ci avete abbandonati»

Fra.Go.
<b>NUCCI, </b>Qui con la moglie Barbara
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NUCCI, Qui con la moglie Barbara

L'appello della moglie di Nucci a riprendere le ricerche

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 BRACCAGNI. L'anno sul calendario oggi ha una cifra in più. E i mesi che sono passati da quando Daniele Nucci, il boscaiolo quarantasettenne di Braccagni ha lasciato la sua casa, sono già diventati otto. C'è una donna, Barbara Cartocci, che non si dà per vinta. Continua a cercarlo, lei, insieme ai volontari. Continua a sperare di trovare il corpo di quell'uomo che il primo maggio ha deciso di lasciare quella casa per rintanarsi nei boschi che conosceva bene. Barbara, di questo è certa. «Ma le istituzioni mi hanno lasciata sola - dice - nessuno lo cerca più, Daniele, nonostante che a novembre sia stato trovato il suo furgone a Niccioleta. Ma lì la zona è impervia, e i volontari da soli non possono farcela». Barbara ha intrapreso una strada che finirà soltanto quando verrà trovato quell'uomo. La speranza che sia vivo, lei e i suoi figli l'hanno persa mesi fa, poco dopo la scomparsa di Daniele. Lui, la mattina che è uscito da quella casa, ha detto al fratello che la sua intenzione era quella di farla finita.  C'è stato un gran silenzio, un grande alternarsi di speranza e dolore nella famiglia di Daniele. Ci sono state le ricerche, quelle dei volontari, e gli appelli disperati di Barbara che ha chiesto alla Prefettura di non lasciarla sola in questa ricerca disperata, lo ha chiesto anche alla procura, ha rivolto un appello al commissario straordinario per le persone scomparse. «Ma da Roma non ho ricevuto alcuna risposta - aggiunge - e lo capisco che le forze dell'ordine siano impegnate a cercare i vivi. Ma in questo modo hanno abbandonato una famiglia intera». Un guizzo di speranza per Barbara e per i suoi figli c'è stata il cinque novembre, quando il furgone di Nucci è stato trovato nel bosco di Niccioleta. «Lì c'è pieno di crepacci e di sfiati delle vecchie miniere - aggiunge Barbara - e non possiamo farcela da soli. C'è bisogno di esperti che sondino quelle caverne così profonde. I volontari non ci hanno lasciati soli nemmeno un giorno e ogni venerdì continuano a cercare Daniele. Ma è pericoloso andare avanti così e soprattutto non abbiamo i mezzi per farlo». Nella testa di Barbara non è passata nemmeno per un attimo l'idea che Daniele non fosse in quei boschi. «Ne ho sentite dire tante - spiega - e mi dico che anch'io sarei tanto più felice se fosse scappato alle Maldive e se stesse bene. Non lo avrebbe mai fatto. La nostra famiglia è distrutta e Daniele ha sempre vissuto per noi». Fino a quella mattina, prima dell'alba, quando ha deciso di salire sul suo Fiat Strada con il suo fucile, senza portare con sé né soldi e nemmeno i documenti. «Spero solo che chi può aiutarci - dice Barbara - prenda l'iniziativa di continuare a cercarlo. Di darci almeno la speranza di trovare il suo corpo. Sono convinta che lui si trovi ancora in quei boschi».

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