Finanza
Aste del pesce a rischio per colpa di un clic
Francesca Gori
È obbligatorio registrare le catture ma il sito internet è bloccato
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GROSSETO. Non bastava la crisi. Di traverso al settore della pesca ci si è messo ora anche il sito del Ministero, bloccato da quando è diventata obbligatoria la registrazione delle aste. Una tegola tra capo e collo, quella che si sono trovati ad affrontare le cooperative e le società che gestiscono le aste e i magazzini di vendita del pesce. A Porto Santo Stefano, ma anche a Porto Ercole e a Castiglione della Pescaia. Tutto è cominciato con n regolamento comunitario di due anni fa, che dettava norme di comportamento alle società e alle cooperative che gestiscono le aste. Un regolamento che c'era e che i pescatori conoscevano bene. Poi è arrivato l'emendamento del governo, approvato a novembre e diventato legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 28 dicembre: dal primo gennaio, tutti i documenti che accompagnano ogni singola cassa di pesce devono essere registrate su quel siti. Per chi non lo fa scattano le sanzioni. «Il problema è che il sito internet è bloccato - spiega Roberto Manai, presidente regionale di Federpesca - e inserire tutti i dati in quel portale ad ogni scarico richiede una mole di lavoro incredibile». Perché l'orata o il rombo che finisce nel piatto, sono accompagnate da una miriade di documenti. «Siamo d'accordo sulla tracciabilità del prodotto ittico - spiega - ma la procedura individuata dall'ultimo decreto rischia di paralizzare tutto il sistema». E di mettere in crisi le aziende ittiche che già non se la passano bene. «Nell'ultimo anno il 12% delle aziende sono state demolite - aggiunge - è fantascienza sperare che le cooperative che si occupano delle aste possano assumere personale per inserire i dati nel sistema». Non bastava quindi la nuova legge che ha costretto i pescatori a dotarsi di una sorta di Ipad per l'inserimento dei dati dei pesci tirati su in mare. Un sistema innovativo, che però ha messo in crisi i pescatori. «Ora è arrivata anche questa novità - spiega - che non è stata concertata con le categorie. Torneremo al Ministero dell'agricoltura per capire come fare, ma in questo modo andiamo poco lontani». Soltanto in Maremma, nei tre punti di smercio del pesce le casse che vengono scaricate ogni giorno sono tremila. «E la pila di documenti che accompagna ogni singolo pesce - dice - dovrebbe essere registrata prima della vendita per le aziende di aste che fatturano più di duecentomila euro all'anno». In tempi di magra, permettersi nuove assunzioni è impensabile. E sperare che le aziende possano inserire in tempo reale tutti quei dati (che vanno dal nome del peschereccio alla zona di pesca, dal nome della specie di pesce al suo peso, al costo al chilo e anche al codice, oltre ai documenti di trasporto e chi più ne ha più ne metta), diventa davvero impossibile. La speranza è che il Ministero faccia un passo indietro o agevoli le procedure. Che per ora non possono nemmeno essere studiate perché il sito c'è ma non funziona.
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