Il Tirreno

Grosseto

REGOLAMENTO URBANISTICO

Un lavoro pieno di errori, previsioni sbagliate e troppi vincoli

Architetto Renzo Gentili   Grosseto
Un lavoro pieno di errori, previsioni sbagliate e troppi vincoli

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 GROSSETO. Il regolamento urbanistico di Grosseto è stato, al momento, solo adottato. Fra i professionisti del settore c'è molto fermento e non mancano le critiche. Ospitiamo sull'argomento questo primo intervento, dell'architetto Renzo Gentili (nella foto), dello studio omonimo. Rispetto il lavoro degli altri e so che le mie "osservazioni" possono apparire approssimative e dovute al prurito di un professionista borbottone, tuttavia intervengo, anche se tardivamente, per la stima verso il sindaco-assessore Bonifazi, i professionisti incaricati, e lo staff tecnico dell'ufficio urbanistica, nell'intento di dare un piccolo contributo alla stesura definitiva di uno strumento che purtroppo, a distanza di anni dal via, non è ancora arrivato al traguardo: viziato da errori materiali (fretta nella fase finale?), superficiale nelle analisi del patrimonio edilizio esistente (mancata verifica?) distante rispetto alle istanze dei cittadini e deludente nei confronti dei tanti incontri con la cittadinanza sbandierati come esempio di democrazia e di partecipazione.  Alcune proposte appaiono troppo impattanti rispetto al tessuto cittadino e soprattutto vanificano le premesse progettuali e cioè intervenire soprattutto sul già costruito.  Gli elementi propedeutici alla base del Regolamento Urbanistico si basavano sul presupposto, comune ormai a tutta la cultura urbanistica, di intervenire, ricucire, riqualificare, ristrutturare la città già costruita restituendole nuova dignità, senza occupare nuovi suoli periferici, in armonia con il P.T.C. provinciale, tenendo conto di precisi segnali, confini, presenze, a limitare la città rispetto alla campagna: canali, strade, sieponali, il fiume, la collina, l'industria, contenendo i costi di urbanizzazione.  Così mi appare illogica la previsione lungo la via Serenissima (nuova enorme Casalecci multipiano) estranea e avulsa dalla città galleggiando in aperta campagna o la localizzazione del mega centro-commerciale al margine della città sulla via Senese già così ingolfata dal traffico (eppure sembrava ottimamente collocabile altrove con la benedizione dello stesso recente P.T.C.) o l'invenzione della "ciambella" residenziale in luogo di spazi verdi sollevando perplessità e malumore o l'esagerata previsione a margine della ferrovia forse per "perequare" la realizzazione del fantomatico sovrappasso ferroviario, eterno miraggio dei grossetani "separati in casa" tra centro e periferia.  Nuove localizzazioni a fronte della soppressione di altri interventi, già previsti nel piano vigente o del diniego per ambiti di aree ortive che avrebbero definito una volta per tutte il "confine" naturale della città.  Circa le normative dei "tessuti insediativi!" occorre notare che mezza Grosseto è stata esageratamente colorata di rosso (tessuto storico) ivi comprendendo anche edifici che poco hanno a che vedere con le finalità indicate poiché non "esprimono" qualità storico-testimoniali.  Per certi edifici (classi da 1 a 4) non è neppure consentita la modifica dei prospetti mentre per altri (gli edifici di classe 5-6-7) il modestissimo incremento volumetrico consentito o la realizzazione di balconi deve avvenire sul retro (nascondendo così le "vergogne"!).  Anche nelle altre zone (tessuto storico unitario, tessuto consolidato, tessuto consolidato unitario) gli interventi sono condizionati da norme troppo restrittive: la non ammissibilità di cantine o autorimesse interrate, l'obbligo di realizzare eventuali volumi aggiuntivi o verande preferibilmente sul retro (tessuto storico unitario), modifica dei prospetti purché di "modesta entità" (classi da 1 a 4 del tessuto consolidato), incrementi volumetrici troppo modesti (con tutte le limitazioni dovute ai rapporti condominiali), eventuali verande preferibilmente in aderenza sul retro (classi da 5 a 7 del tessuto consolidato), sostituzione edilizia fortemente condizionata dalle distanze minime dai confini di proprietà, realizzazioni pressoché impraticabili (tessuto consolidato unitario) poiché obbligatoriamente comprendenti l'intero isolato, la norma relativa al "tessuto storico" circa il divieto di aumentare la superficie residenziale in tutto il capoluogo ad est della ferrovia! (E perché ad ovest invece si?).  Altra sostanziale modifica che desta stupore è quella relativa alla sostituzione edilizia nel tessuto produttivo promiscuo; ad esempio in tutta la zona di via Monte Rosa - viale Europa; eppure il recente piano particolareggiato redatto dagli uffici del Comune mirava alla sostituzione di attività artigianali con edifici residenziali a parità di volume consentendo così una maggior integrazione e omogeneizzazione.  Improvvisamente si possono realizzare residenze con volumetrie dieci-dodici volte inferiori rendendo qualunque operazione immobiliare antieconomica con il solo risultato di non eliminare la promiscuità programmata e deludendo molti cittadini che avevano creduto nella pianificazione dello stesso Comune, magari in attesa di trasferire la propria attività artigianale nelle zone previste dal Piano.  Altre norme da correggere: la realizzazione di cantine limitate a 25 mq./per appartamento, (i vani interrati verranno utilizzati abusivamente come per i sottotetti quando si poteva coprire solo il 50% della superficie coperta?), l'obbligo di comprendere nella superficie residenziale le verande, balconi e porticati che superano la larghezza di ml. 2,00 (forse sarebbe stato utile prescrivere un limite ma lasciare più libertà progettuale).  Che dire inoltre della "perequazione?" Penso che vada completamente rivista!  A parte la complessità e artificiosità della sua applicazione, appare troppo gravosa dal punto di vista economico, incidendo enormemente sul settore delle costruzioni in un momento di così grave ristagno.  Per quanto riguarda il territorio aperto, vista la recente pianificazione adottata ritenuta dai più seria e misurata, forse si potevano apportare solo alcuni piccoli correttivi.

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