Il Tirreno

Grosseto

Tutela della biodiversità, un rischio per l'Argentario

Renzo Wongher
<b>PORTO. </b>Una veduta dell&#146; Argentario
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PORTO. Una veduta dell’ Argentario

Il piano regionale si prepara a mettere limiti enormi alle attività sul promontorio

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 PORTO S. STEFANO. La prima notizia sulla proposta di legge per la formazione dell'Autorità portuale regionale comprendente i porti di Viareggio, Porto S. Stefano, Isola del Giglio, Marina di Campo, apparve sulle colonne de Il Tirreno, tanti, tanti mesi fa. Nessuno vi fece caso.  Soltanto da qualche settimana l'ambiente del diporto nautico e le forze politiche sono entrate in fibrillazione. Forse se si fossero tutti agitati prima, qualche modifica alla legge a favore di Porto S. Stefano potevano ottenerlo. E' probabile però che per le proteste e le richieste levatesi anche in consiglio comunale il tempo sia scaduto. Ora c'è un altro provvedimento che riguarda il promontorio e sembra che nessuno se ne sia accorto anche se sull'argomento vi è stato un convegno di presentazione svoltosi all'ex Onmi, al quale hanno assistito i soliti quattro gatti e che il medesimo non ha suscitato il minimo interesse. Di che si tratta? La regione Toscana sta redigendo un "Piano d'azione per la biodiversità" e ovviamente l'Argentario c'è dentro tutto intero: piante, animali, mare, terra, pesci e volatili.  «All'Argentario - dicono da Firenze - posizione geografica ed evoluzione geomorfologica hanno influenzato la composizione floristica e faunistica. La maggiore peculiarità è riscontrabile nella presenza di forme sardo-corse o endemiche delle coste tirreniche. Molto ricco di elementi di valore conservazionistico, l'Argentario appare essere di gran lunga, nel contesto regionale, l'area di maggior valore per la biodiversità, non inclusa nel sistema regionale delle aree protette». Ma i "complimenti" all'indirizzo dell'Argentario, bello e impossibile, non si fermano qui: «Il promontorio possiede un'elevata diversità floristica con specie rare; preziosa avifauna delle garighe, degli ambienti rupicoli; area di elevato interesse per la fauna invertebrata, con specie endemiche rare e vulnerabili» ed ancora: «anche i suoi isolotti satelliti sono di notevole importanza per la presenza di popolamenti geneticamente distinti e di un'importante colonia di Berta maggiore». Ma quali sono gli obiettivi operativi del target? 1º conservazione e recupero dei paesaggi agricoli residuali; 2º mantenimento di stazioni e siti di nidificazione di colonie di uccelli marini; 3º mantenimento di habitat aperti e delle specie vegetali rare o endemiche. A questi si aggiungono: conservazione e recupero della naturalità e integrità degli isolotti satelliti.  Tra gli obiettivi operativi spicca: aumento significativo del livello di compatibilità della fruizione turistica e riduzione dei processi di urbanizzazione. Come minacce future per la biodiversità, il piano considera, tra le altre cose: l'edilizia residenziale, turistica e alberghiera; le opere marittime portuali; le opere per i trasporti; le opere per la distribuzione di servizi energetici; l'illuminazione pubblica e privata. Ma non solo, sembra che minaccino la biodiversità dell'Argentario anche il turismo nautico, la balneazione, la diffusione di arredi verdi pubblici e privati, la diffusione ad opera di animali, l'antropizzazione delle coste. Chi sa perché ci viene a mente Montecristo.

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