Il Tirreno

Grosseto

Tartarughe americane nel laghetto del parco L'allarme della Lav

Alfredo Faetti
<strong>IL CASO.</strong> Tartarughe americane nel parco di via Giotto A sinistra un pitone
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IL CASO. Tartarughe americane nel parco di via Giotto A sinistra un pitone

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GROSSETO. Quel pitone finito su Ebay non è piaciuto per niente agli animalisti, che etichettano come «una moda assurda» l'acquisto di animali esotici. Il problema si concretizza in particolare quando questi vengono abbandonati in habitat a loro totalmente estranei, dove possono diventare una minaccia. L'esempio più evidente e imbarazzante è il laghetto nel parco di via Giotto, frequentatissimo polmone verde di Grosseto, nelle cui acque nel corso degli anni è finito di tutto. Moda o non moda, gli animali esotici stanno conquistando sempre più le case degli italiani. E la Maremma non fa eccezione in questo senso. «Chi acquista un animale esotico ha di solito lo scopo di esibirlo, in un gioco del quale spesso dopo poco si stanca», dice Giacomo Bottinelli, responsabile provinciale della Lav.  Questo però non sembra proprio il caso della ragazza costretta a dar via il suo "cucciolo" di pitone a causa di un trasloco imprevisto. Lei, a quanto pare, ci si era davvero affezionata a quel piccolo di appena dieci mesi e per questo vuole trovargli una nuova e sicura casa. Fossero tutti come lei, il problema forse sarebbe più limitato. Invece, purtroppo, non è così e l'abbandono di animali esotici o comunque particolari, quando la loro natura si compie portandoli a raggiungere dimensioni ingombranti, è cosa all'ordine del giorno.  «Basti pensare che il laghetto del parco di via Giotto a Grosseto - dice Bottinelli - è di nuovo stracolmo di tartarughe dalle guance rosse, specie americana liberamente in commercio che cresce però molto oltre quello che la maggior parte degli incauti acquirenti si aspetta, fino a portare alla facile soluzione di gettarle nella prima pozza d'acqua».  Non è la prima volta che il laghetto si riempie di tartarughe abbandonate. «Ci sono molti animali in quelle acque, comprese anche le anatre», spiega Bottinelli. «Anni fa, per questa concentrazione, venne riscontrata nell'acqua anche la salmonella. Il Comune si fece carico di risolvere il problema insieme all'Asl e catturò gli animali: le anatre vennero curate e regalate non sappiamo a chi, molti pesci morirono a causa della malattia e le tartarughe vennero soppresse dall'Asl con un'iniezione». Insomma, non un precedente esaltante.  Ci sono poi altri casi, legati all'abbandono. «Prendiamo gli acquari: quando uno si stufa getta in quel lago i pesci. Ma dobbiamo vedere di che specie sono, altrimenti possono rovinare notevolmente l'ecosistema presente». Anche qui gli esempi non mancano. Parlando con l'addetto al parco di via Giotto, scopriamo che nel corso degli anni in quelle acque hanno nuotato pesci lavatori (che distruggono il fondale), persici e addirittura un luccio, che ha fatto banchetto con gli altri animali presenti. Per risolvere questo tipo di problemi, per Bottinelli, occorrono «severi controlli sugli abbandoni, evitare il sovraffollamento delle anatre (che lì si riproducono ndc) e un sistema di filtraggio», di cui ad oggi il laghetto è sprovvisto.  Ma il problema dell'abbandono degli animali esotici non è un'esclusiva del capoluogo. L'estate scorsa alla ribalta delle cronache c'è finito il centro Carapax di Massa Marittima, dove alcune tartarughe dalle guance rosse, affidate a suo tempo all'ex direttore, travolto da uno scandalo giudiziario e ad oggi scomparso, sono state trovate in pessime condizioni. Il recupero di questi animali, portati in Maremma dopo essere stati abbandonati nei parchi londinesi, è affidato all'università di Pisa e allo stesso Carapax, oggi curato da mani esperte.  Sempre nel territorio massetano infine si è parlato per mesi anche di un altro animale esotico abbandonato per le campagne: la pantera. Che però, da bravo felino, non ha mai lasciato tracce della sua reale presenza.

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