Il Tirreno

Grosseto

Piccoli artigiani, sarà strage

Fiora Bonelli
<b>CNA. </b>Artigiani e Maurizio Pellegrini
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CNA. Artigiani e Maurizio Pellegrini

Addio al "regime dei minimi", la Cna cerca di salvare le attività

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 CASTEL DEL PIANO. La Cna Amiata sta coinvolgendo la Cna nazionale per vedere se è possibile tutelare le attività artigianali marginali o almeno i pensionati che intendano continuare a lavorare in maniera trasparente dopo la mannaia che si sta abbattendo su un centinaio di aziende amiatine costrette a chiudere entro la fine di gennaio a causa della modifica del "regime dei minimi".  Il problema, annunciato qualche settimana fa, sta sollevando un polverone fra i diretti interessati e sta diventando scottante. La modifica è stata introdotta dalla finanziaria del 2008, varata dal governo Prodi. Ed è anche per questo mal di pancia sociale che la Cna sta muovendosi per trovare una soluzione.  In cosa consiste questo regime? Alle attività marginali con un volume di affari fino ad un massimo di 30mila euro annui, senza dipendenti, con acquisti minimi di attrezzature, veniva concesso un regime fiscale agevolato che consentiva loro di non dover sottostare agli studi di settore, di versare le tasse in maniera forfettaria pari al 20% del fatturato, essere esclusi dal regime Iva e di godere di una riduzione al minimo degli adempimenti fiscali.  «Ne hanno usufruito - spiega la Cna Amiata - attività molto marginali, pensionati sia nel settore del commercio che dell'artigianato. In pratica, molti pensionati che avevano voglia di continuare a lavorare. Nel caso specifico di Castel del Piano hanno usufruito di questo regime 25 attività su circa 230 totali. Regime riformato a luglio, come si sa, a tutto vantaggio dei giovani che iniziano l'attività (solo il 5% di tasse sul volume di affari che è anche troppo poco), ma che è stato abolito per gli altri. Così chi usufruiva del regime dei minimi è stato contattato e messo di fronte al dilemma se continuare tornando al vecchio sistema (regime Iva ordinario, studi di settore, spese contabili) o smettere».  Secondo la stima di Cna una buona parte dei suoi iscritti smetterà «perché - spiega la Cna - non ci sono volumi di affari/redditi capaci di rientrare negli studi di settore». E poi ci sono tutti coloro che non sono iscritti alla Cna perché appartengono ad altre associazioni, e il loro numero sfugge a questa conta, ma sono nelle stesse condizioni. Il termine ultimo è il 30 gennaio.  Insomma una carneficina. Secondo la Cna Amiata i tecnici del tesoro avevano calcolato che togliendo i minimi le attività marginali rientravano negli studi di settore e il gettito fiscale sarebbe aumentato. Invece i maggiori introiti saranno largamente annullati dalla chiusura di moltissime attività.  In sostanza si concorre al depauperamento (barbiere, piccolo commerciante, muratore, falegname, meccanico) di molti presidi sociali dei comuni collinari-montani o dell'entroterra nazionale. Col risultato che si incassa meno di prima, perché se prima "gettavano" poco ora non "gettano" più nulla, ma anzi alimentano il lavoro nero.  «Ad ottobre - rammenta la Cna - Rete Imprese Italia propose al Governo di prevedere un regime specifico che recuperasse il vuoto lasciato dalla soppressione dei minimi. Stiamo coinvolgendo la Cna nazionale per vedere se è possibile tutelare le attività marginali o almeno i pensionati che intendano a lavorare in maniera trasparente».

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