Finanza
Mazzetta: l'ex ispettore deve risarcire
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FILMATO CHOC Lo scambio del denaro registrato dalla telecamera dei carabinieri La Corte dei Conti ribadisce in appello la sentenza
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ROMA. La Corte dei Conti non ha dubbi: l'(ex) ispettore del lavoro Antonello Tosarelli, grossetano oggi 50enne, nel febbraio del 2008 intascò una mazzetta da 500 euro da un imprenditore edile. Soldi chiesti in cambio del "silenzio" su alcune irregolarità amministrative che Tosarelli - all'epoca in servizio alla Direzione provinciale del lavoro di Grosseto - avrebbe riscontrato in una ditta e che avrebbero portato all'imprenditore stesso, se verbalizzate, una multa di gran lunga superiore all'importo della "bustarella". Per questo, hanno ribadito l'altro giorno i giudici contabili di Roma, l'ex ispettore - che dopo essere stato arrestato dai carabinieri nel giugno 2008 pattegiò una pena di due anni - deve risarcire il danno d'immagine alla Pubblica amministrazione della quale era dipendente. La Direzione provinciale del lavoro, appunto, che nel 2009 lo licenziò chiedendo i danni. Questa nuova sentenza della Corte dei Conti (terza sezione) è una sentenza in appello: giusto un anno fa, infatti, la sezione giurisdizionale della stessa Corte aveva condannato in primo grado Tosarelli a versare a titolo di indennizzo 20mila euro all'Ispettorato del lavoro di Grosseto. Una somma notevole, ma tutto sommato modesta rispetto a quella che era stata la richiesta iniziale della Procura, superiore a 60mila euro. In ogni caso ingiusta, secondo Tosarelli, che fece ricorso. Difeso dagli avvocati Mangogna e Ioppoli, l'ex ispettore in questo suo secondo tentativo ha ribadito la sua versione dei fatti, che porterebbe a inquadrare la vicenda come un grande equivoco. La storia è nota e a suo tempo suscitò grande scalpore. Tosarelli compì un'ispezione in una ditta edile di Pescia Romana; e al termine del controllo segnalò al titolare della ditta - un romeno - di aver verificato irregolarità tali da comportare una sanzione da 4.300 euro, facendogli però capire che allungando 500 euro sotto banco l'avrebbe passata liscia. Così almeno raccontò l'impresario ai carabinieri di Orbetello, i quali tesero una trappola all'ispettore: piazzarono una telecamera nascosta nel suo ufficio in via Damiano Chiesa e qui filmarono (vedendo e ascoltando tutto in diretta) l'effettivo passaggio della mazzetta. Anche nel giudizio di appello alla Corte dei Conti, Tosarelli ha ripetuto che fu tutto frutto di un equivoco causato dal fatto che l'impresario (straniero) non capiva bene l'Italiano, prese fischi per fiaschi e diede quei 500 euro all'ispettore che non li aveva richiesti, ma che «senza riflettere e con leggerezza e incoscienza li accettava, trattenendoli». Una versione, secondo la difesa di Tosarelli, che la sezione di appello della Corte dei Conti avrebbe dovuto valutare e accogliere a prescindere dalla sentenza di patteggiamento che - hanno sostenuto i legali - non può fare prova in sede civile e che invece era stata assunta come pilastro dalla Corte di Firenze, in primo grado. I giudici tuttavia hanno respinto questa linea difensiva nel merito e nel metodo. Quanto emerge dal video registrato dai carabinieri non dà adito a equivoci, scrivono in sostanza i giudici; e il patteggiamento è un precedente che può essere utilizzato per formare l'orientamento della Corte. Dunque ricorso respinto e conferma piena della condanna in primo grado: ventimila euro per risarcire l'immagine dell'Ispettorato del lavoro e sipario chiuso, forse definitivamente, su una bruttissima storia.
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