Finanza
«La legge è chiara, ci adeguiamo»
◗
ASSESSORE. Emanuel Cerciello in Comune e allAurelia Antica in visita L'assessore Cerciello alla Regione: non ci esponiamo a possibili ricorsi
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Sui negozi e le aperture il Comune va per la propria strada, dopo aver firmato lo scorso 29 dicembre l'ordinanza che annulla tutte le precedenti. E non potrebbe essere altrimenti, perché al di là delle tante chiacchere di questi giorni e delle opinioni, tutte peraltro rispettabili, al momento c'è una legge dello Stato in vigore. Che non lascia neppure spazio alle interpretazioni. Così l'assessore al commercio, Emanuel Cerciello, esponente di una giunta di centrosinistra, pur ribadendo più volte che non vuole uno scontro istituzionale, chiarisce al presidente della Regione, Enrico Rossi, che Grosseto non cambierà di una virgola la propria posizione: liberalizzazione totale degli orari di apertura degli esercizi commerciali, come previsto dal decreto del governo Monti. «Credo che Rossi sia stato mal interpretato - dice l'assessore Cerciello -, perché un presidente di Regione non può certo invitare a non rispettare una legge dello Stato. C'è una gerarchia ben precisa nelle leggi, quelle di Comuni e Regioni non possono essere in contrasto con quelle dello Stato e comunque, nel caso sono le prime a valere. Certo dalla Regione c'è un legittimo ricorso alla Corte Costituzionale sulla materia, ma l'efficacia non è sospesa. Così, in attesa dell'esito, ci adeguiamo». Anche perché i tempi sono scaduti. «Appunto. Sia il decreto del governo Berlusconi di luglio, che già apriva alle località turistiche, sia quello del governo Monti, peraltro votato in parlamento dal Partito Democratico, davano tempo fino alla fine dell'anno per adeguarsi. Noi abbiamo firmato la delibera il 29 dicembre. Piuttosto mi stupisce che la Regione sia in ritardo». Eppure Rossi ha preso una posizione precisa. «Ripeto, vorrei evitare un conflitto istituzionale che non ha proprio senso, ma non credo che Rossi abbia invitato i Comuni a non rispettare una legge. Magari è stato capito male. Piuttosto la Regione poteva dare una risposta alle nostre lettere, inviate fin da settembre, per chiedere lumi sulla vicenda». Delle lettere? «Quando a settembre si creò il caso di alcuni negozi che rimasero aperti alla terza domenica del mese, scrivemmo all'assessorato competente in Regione chiedendo come dovevamo comportarci. E chiarendo che, se avessimo imposto la chiusura, l'avremmo fatto per scelta regionale, non nostra, visto che già c'era un decreto in vigore e Grosseto è turistica. Non abbiamo avuto alcuna risposta. Neppure a due solleciti inviati in seguito. Ci hanno ignorato». Adesso su quella vicenda ci sono dei ricorsi. «Non solo ricorsi. Ci sono anche delle richieste di danni. Perché dopo il caos di settembre, in ottobre e in novembre, alla terza domenica, alcuni esercizi sono stati chiusi per la nostra ordinanza. E ora chiedono i danni al Comune, basandosi sulla legge nazionale e dicendo che hanno perso fatturato. Quei danni alla fine ricadranno sui cittadini. E se dovessimo imporre adesso delle chiusure, contravvenendo alla legge, ci esporremo a centinaia di casi di questo genere. Non ce lo possiamo permettere». I Comuni, però, non la pensano tutti allo stesso modo. «Non è un problema di pensarla in un modo o nell'altro. Ma di applicare una legge molto chiara. Fra l'altro anche l'Anci (l'associazione nazionale dei Comuni, ndr) ha diffuso una nota in cui invita a seguire la legge nazionale, ma non poteva essere altrimenti. Quindi, nessuno scontro istituzionale, ma un comportamento normale da amministratori pubblici». Guido Fiorini Altri servizi a pagina 2
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
