Il Tirreno

Grosseto

LA LETTERA

Insegno al liceo sono cattolica e apprezzo Aristofane

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Aristofane è un autore arduo da decifrare, in quanto poeta partecipe e osservatore di uno spaccato della storia politica ateniese del V sec. a.C. Gli strumenti che lui utilizza, quelli della comicità, della satira e della parodia, si esauriscono dunque dal punto di vista dei contenuti nel contesto storico-sociale specifico della polis.  Nel momento in cui si sceglie di mettere in scena un commediografo così complesso e "attualizzarlo", quale forma migliore se non mantenere l'architettura della commedia antica e inserirvi contenuti contemporanei?  Lo spettacolo "I Cavalieri - Aristofane cabaret" di Mario Perrotta ha incarnato in pieno lo spirito del commediografo attico ponendo come bersagli i cittadini in vista (sia di destra che di sinistra indistintamente, mai nominati direttamente bensì riconoscibili attraverso un abile esercizio della caricatura), ha richiamato persone comuni e puntato il dito su modi di essere, atteggiamenti, manie e ossessioni della società contemporanea.  Quali strumenti utilizzava Aristofane? Le battute triviali e oscene, riferimenti espliciti alle funzioni corporali, allusioni, scherzi audaci, immagini di una comicità tradizionale greca che affondava le sue origini nelle festività agricole e nei riti propiziatori della fertilità. Il tutto poi veniva coniugato in modo eccellente attraverso il meccanismo della parodia.  L'uso di una lingua versatile da parte di Aristofane comportava la capacità di abbassarsi alla battuta scurrile, di riprodurre effetti sonori di ogni tipo, di giocare con le parole, di riprodurre tutti i dialetti e proporre intrusioni continue di registri linguistici diversi (triviale, popolare o colto). Egli sapeva sfruttare l'alternanza di parti recitate o recitative e parti cantate con tale sapienza e libertà che non è possibile fare un confronto con la struttura della tragedia, decisamente più definita e controllata.  La rappresentazione teatrale di Mario Perrotta ha interamente rispettato tutti questi criteri, in modo decisamente brillante e in perfetta coerenza con lo spirito della commedia attica. La satira contro i "potenti" e la degenerazione della società dei consumi sono state dipinte in piena linea con il modus operandi di Aristofane. Non è mancato neanche l'agone tra il "salsicciaio" e il "conciapelli".  Mi chiedo se tutte queste polemiche che un tale spettacolo ha provocato non siano dovute ad una scarsa conoscenza dell'autore e ad una non adeguata preparazione dei ragazzi alla visione di una rappresentazione di un autore così multiforme.  Sono un'insegnante di latino e greco che detesta la volgarità fine a se stessa e che non utilizza mai parole fuori luogo, neanche come battuta, con i propri alunni.  Ritengo tuttavia che se dovessi censurare quella parte della letteratura greca e latina che presenta temi più o meno scabrosi, più o meno "volgari" o osceni, proporrei una visione riduttiva di quello che è il mondo classico. E questo, solamente questo, sarebbe davvero diseducativo.  E se, da insegnante comunque cattolica e praticante, dovessi evitare certe tematiche in Avvento o in Quaresima, potrei anche cambiare mestiere.... Rossana Liberati docente di latino e greco Liceo "C. Ricasoli"

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