Finanza
«La mia casa crollata da 2 anni»
Elisabetta Giorgi
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ASSESSORE. Priscilla Schiano La storia di una signora vittima di una frana. E che ha ricevuto rimborsi minimi
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PORTO SANTO STEFANO. Non ha più una casa da due anni perché è franata. Gli enti pubblici non le hanno riconosciuto risarcimenti ma intanto deve pagare un mutuo per il suo appartamento-fantasma, che non esiste più: è sprofondato in un lembo di terra del promontorio dove ogni volta che piove i muri traballano e si aprono crepe profonde nelle fondamenta. Un calvario per Augusta Buttarini (63 anni, ex dipendente comunale all'Argentario) che, senza più un tetto dal 2009, è andata a vivere da suo figlio mentre dal Comune ha ottenuto un risarcimento minimo (3mila euro) pur essendo stata riconosciuta "vittima di una calamità naturale". Una storia emblematica, la sua; una beffa senza fine che si consuma alle porte di Porto Santo Stefano, in località Fortino, in un terreno cedevole e storicamente interessato da smottamenti che ogni volta smuovono terrazzamenti e case, minacciando la tranquillità di 7 famiglie, per una quindicina di persone. Risale a due anni fa - siamo nell'ottobre 2009 - una pioggia insistente che porta al cedimento della collina Poggio Calvello, distruggendo la casa della signora Buttarini e quella di un'altra famiglia accanto. La signora si salva per caso perché in quei giorni non è in casa. «Mia sorella che vive lì accanto - racconta il figlio Roberto Olivari, 39 anni, che ospita sua madre da due anni - quella notte sente il boato e trova l'appartamento di mia mamma mezzo crollato. Su questa casa lei aveva acceso un mutuo per lavori di ristrutturazione che erano stati fatti e che perciò dovrà continuare a pagare a oltranza, anche oggi che la casa non esiste più: dopo la frana che l'ha resa inagibile, è stata demolita del tutto a spese di mia madre». Così ha voluto il Comune, che come rimborso le ha concesso 2mila euro l'anno scorso e 3mila quest'anno. La donna - dunque - da 2 anni paga ogni mese rate per una casa fantasma, oltre all'Ici che «le conviene sborsare perché - dice il figlio - almeno possa continuare a vantare diritti sull'immobile, e un domani la palazzina, magari in ricostruzione, non scompaia da qualsiasi geografia del catasto...». Danneggiati dalla stessa frana sono stati pure l'appartamento della figlia Elisa Olivari e una porzione del piazzale, anche quelli senza alcun rimborso. Lunghissimo, nel frattempo, è diventato l'iter burocratico per un'infinita richiesta di contributi mai accordati (o accordati solo in parte): la signora li ha infatti chiesti al Comune che non li ha, e il Comune li ha chiesti alla Regione che a sua volta non li ha. La storia è questa. Il sindaco del Comune di Monte Argentario, Arturo Cerulli, ordina l'inagibilità degli appartamenti, la bonifica e la messa in sicurezza delle aree colpite dalla frana nell'ottobre 2009, e intima alla donna la demolizione del fabbricato a spese sue; lei ottempera presentando al Comune una richiesta di 8mila euro per le spese sostenute. Il Comune riconosce la calamità naturale accettando (di fatto) l'istanza che chiede il risarcimento delle spese di demolizione, ma non ha risorse in cassa e presenta alla Provincia un progetto preliminare di bonifica e messa in sicurezza dell'area per chiedere finanziamenti regionali; l'importo del tutto è di 1milione e 800mila euro. La Provincia inserisce il progetto comunale tra gli interventi di bonifica da finanziare e lo gira alla Regione, cui però confluiscono le richieste da tutte le province e che non può destinare un euro all'Argentario. Così il Comune concede "di tasca propria" alla signora 2mila euro l'anno scorso e altri 3mila qualche giorno fa, con l'ultima delibera di giunta che fa riferimento alle «numerose richieste di contributo inoltrate alla Regione, alla Provincia e alla Protezione Civile per accedere ai contributi». Qual è la situazione attuale? «Mia madre ha perso una casa intera, e quasi tutta la pensione se ne va ogni mese per pagare il mutuo dei lavori di ristrutturazione, fatti e subito dopo distrutti dal crollo. I soldi del Comune ben vengano, ma servono solo in parte a pagare la demolizione fatta a spese nostre. Insomma, poteva essere fatto di più...». Di fatto, l'ente guidato da Cerulli ha messo in moto un sistema di monitoraggio per captare l'arrivo dei movimenti franosi e procedere con l'eventuale evacuazione degli abitanti, tuttavia manca una messa in sicurezza organica. E secondo la famiglia, che pure ha scelto di affrontare il tutto con estrema pazienza e senza fare la guerra a nessuno, «tutto questo non basta. Il Comune avrebbe potuto demolire la casa a spese proprie; l'area dovrebbe realmente essere sistemata. Poteva essere offerto un altro alloggio oppure rimborsata non solo la demolizione ma anche la casa vera e propria, almeno in parte. Oggi ci troviamo in una situazione drammatica. Le famiglie hanno paura. E non ci sono spiragli all'orizzonte».
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