Finanza
LIBERA CACCIA
«L'oca selvatica? Non è poi troppo da proteggere»
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GROSSETO. L'oca è buona e ce n'è in abbondanza: perché non consentirne la caccia? Non è una provocazione ma la richiesta - serissima - della sezione grossetana dell'Associazione nazionale Libera Caccia dopo la denuncia, riportata dal Tirreno, del cacciatore che il 26 dicembre è stato sorpreso a impallinare un'oca selvatica nei dintorni della Diaccia Botrona. Questa specie rientra tra quelle non cacciabili ma - sostiene l'Anlc - non è rara e dunque, secondo i cacciatori, è ora di rivedere le regole. Perché? «In molti altri Paesi le oche selvatiche sono cacciate per la prelibatezza delle carni e del fegato», spiega l'Ailc. E, prosegue, «sia nella Diaccia Botrona che nel parco dell'Uccellina svernano diverse migliaia di esemplari, come in altre oasi in Italia». Infine, «nella civilissima Svezia - spiega l'Anlc - una gestione oculata della caccia alle oche selvatiche ha portato ad un tale incremento della popolazione che attualmente vengono cacciate anche oltre il periodo consentito essendo state inserite fra le specie nocive per l'agricoltura». L'Italia, invece, ha deciso di inserirla fra le specie non cacciabili, una decisione che l'Anlc ritiene «incomprensibile» e perciò lancia la richiesta: allargare le maglie della legge. Non solo all'oca ma anche a specie insospettabilmente appetibili per le doppiette. Dopo una «valutazione sullo stato demografico di alcune specie, tra l'altro dannose per l'agricoltura o la salute pubblica», l'Ailc chiede infatti di inserire fra gli uccelli cacciabili «l'oca selvatica, lo storno, il piccione selvatico, il fringuello, il cormorano». Forse, almeno in quest'ultimo caso, il pennuto marino potrà salvarsi vantando l'alibi di non essere granché appetibile al palato.
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