Gioco
LA POLEMICA
«Caro sindaco Cerulli con queste biglietterie lei massacra i gigliesi»
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PORTO S. STEFANO. Il trasferimento delle biglietterie per i traghetti continua a dividere. E non solo i sindaci. Dopo i duri botta e risposta tra Arturo Cerulli (Monte Argentario) e Sergio Ortelli (Isola del Giglio), sulla questione interviene anche un semplice cittadino. Un anziano gigliese che descrive - in una lettera aperta inviata a Cerulli - tutto il disagio a suo dire causato dal trasloco. «Illustrissimo sindaco Cerulli - scrive il signor Pasquino Ferraro - sono un signore di anni 80 e vivo all'Isola del Giglio. Sono un invalido del lavoro e soffro di cardiopatie diffuse da circa 3 anni. Sono invalido al 50% e mi giovo dell'aiuto di mia moglie, anch'ella invalida come me. Non ho l'auto e quindi mi sposto con i servizi pubblici per le necessità, che da un po' di tempo sono solo le visite mediche». Dopo la presentazione, il racconto della disavventura. «Dopo una visita specialistica per mia moglie nella mattinata di venerdì, sarei dovuto rientrare nel pomeriggio quando invece i traghetti, per le cattive condizioni del mare e del tempo, non hanno viaggiato. Mi sono trovato quindi, io e mia moglie, davanti ai traghetti ad attendere nella vana speranza che il traghetto partisse per consentirci il rientro a casa. Non le nascondo che l'attesa sul piazzale, che mi dicono si chiama Candi, è stato per me una dura prova di resistenza al freddo e al vento che soffiava inesorabile. Infatti, non ci sono possibilità di riparo né le attività commerciali della zona mi potevano consentire un riparo dignitoso dal maltempo che imperversava. Come lei ben saprà la decisione di partire la prende il comandante della nave pochi minuti prima, e non può essere pianificata ore prima per motivi a me sconosciuti. Per sfortuna non siamo riusciti a partire neanche sabato, sempre per lo stesso motivo. Due giorni di calvario e di disagio oltre al freddo che abbiamo patito io e mia moglie, fino alla domenica, giorno in cui siamo riusciti finalmente a rientrare a casa. Non parliamo poi delle spese che abbiamo sostenuto per stare due giorni a girovagare senza poter tornare a casa. Una volta c'erano dei casottini davanti ai traghetti che, belli o brutti, ci consentivano un minimo di riparo dalle intemperie. Ma da qualche tempo sono stati demoliti e le biglietterie sono state spostate in altro posto distante, ma il bello è che rimangono chiuse quasi tutto il giorno ad eccezione dei pochi minuti prima della partenza del traghetto». Infine l'appello, da gigliese a santostefanese: «Ho sempre pensato che tra le nostre genti ci potesse essere amicizia e solidarietà, ma vedo che il gigliese e soprattutto l'anziano non viene trattato dignitosamente. A questo punto vorrei che lei comprendesse l nostro disagio e ci aiutasse veramente, perché per andare a casa nostra il traghetto è indispensabile. Le chiedo di darci una mano».
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