Finanza
Una cartuccia da lupara per Simiani
Elisabetta Giorgi
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CARTUCCIA DA LUPARA. A sinistra il presidente della Tiemme Marco Simiani, a cui era indirizzata la busta minatoria con dieci righe di accuse farneticanti indirizzate allazienda di trasporto Sopra una lupara e una cartuccia quartarola, messa fuorilegge per lenorme potenziale dovuto ai quattro pallettoni che contiene Lettera minatoria al presidente della Tiemme, dieci righe farneticanti
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GROSSETO. "Invece di fare tanti sprechi cercate di essere più efficienti negli uffici...". Allusioni più o meno velate alle buste paga degli autisti dei pullman, frasi sconnesse, una decina di righe farneticanti scritte con una vecchia macchina anni '50 dove le lettere saltano a zig zag. E, dentro la busta, una cartuccia a pallettoni, una "quartarola" da lupara. Due giorni fa un plico giallo dal contenuto minatorio è arrivato dritto alla direzione di Tiemme a Grosseto (l'azienda di trasporto pubblico locale) e al presidente Marco Simiani che, scioccato, ha scoperto il tutto dopo che la portinaia aveva aperto la corrispondenza al piano di sotto. Per il presidente di Tiemme, che ha assunto il mandato il 30 giugno 2011 per mantenerlo fino a luglio 2012 (presidenza a rotazione tra l'area vasta di Grosseto, Siena e Arezzo), è stata una doccia fredda. Cartucce di questo tipo, per lo più impiegate per sparare agli uccelli, sono diventate illegali per via dell'eccessiva pericolosità dovuta a un mix micidiale di quattro pallettoni (di qui il nome "quartarola") che deflagrano dalla cartuccia senza lasciare scampo. La busta è stata spedita per posta ordinaria e arrivata martedì mattina intorno alle 11 nella sede di Tiemme in via Topazio. All'esterno era riportato "Direzione Tiemme" con l'indirizzo; dentro c'era una lettera e una pallottola di quelle artigianali e fatte in casa. «Indirizzo e contenuto erano scritti a macchina - racconta Simiani - con quelle tipiche e vecchie macchine da scrivere anni '50 tipo Olivetti». La segretaria, impaurita, ha portato la posta al presidente che a sua volta l'ha aperta rimanendo scioccato. Quindi è corso a fare denuncia ai carabinieri di Grosseto che hanno aperto le indagini. Il contenuto? «Francamente farneticante», racconta il presidente che cita a mente quelle 10 righe infarcite di questioni nazionali e locali. «Invece di non pagare autisti create più efficienza negli uffici». «Fate meno sprechi perché lo stato spreca e ci sono i fannulloni» e così via. «Sinceramente - commenta Simiani - io mi sento sereno da un punto di vista personale e professionale, nel senso che come Tiemme e come consiglio di amministrazione stiamo attraversando un periodo sereno, senza particolari problemi anche da un punto di vista di relazioni sindacali». Per Tiemme è un periodo importante. L'azienda si sta avviando alla gara per il trasporto pubblico locale che sarà bandita nel 2012 per materializzarsi nel 2013. Di recente, dal fronte sindacale erano arrivate contestazioni su stipendi e dinamiche lavorative. Ma per Simiani niente di tutto questo è collegabile alla busta minatoria. «In questi anni - prosegue Simiani - l'azienda si è fortificata: possiamo discutere di spettanze o buoni pasto, ma non c'è una situazione di cassa integrazione, non ci sono situazioni tali da giustificare atti del genere. Ci stiamo invece impegnando a fare buone cose per l'azienda e per il futuro del trasporto pubblico locale, e credo di aver raggiunto davvero un livello ottimo a livello di concertazione coi lavoratori e dinamiche interne. L'azienda vive una situazione di tranquillità economica, di sane prospettive e dialettica reale con lavoratori e sindacati». Dunque? «La ritengo una cosa di una gravità assoluta, da scellerati, veramente inopportuna e appartenente a un metodo in vigore negli ani '70 che oggi non ci appartiene più. Credo che si tratti comunque di una bravata». Dopo aver ricevuto la busta, Simiani ha avvertito i quattro componenti del consiglio d'amministrazione; Piero Sassoli (direttore generale), Massimo Roncucci (consigliere di Siena), Carlo Torlai (Piombino) e Massimiliano Dindalini di Arezzo, oltre ai sei sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Faisa, Ugl e Sul) e al sindaco Bonifazi. «Ognuno mi ha espresso piena solidarietà».
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