Gioco
Occhi bassi e lacrime davanti al corpo dell'amico falegname
Francesca Gori
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DISPERAZIONE. I compagni di caccia di Guelfo ieri sulla strada di Monte Verro 2 MINUTI DI LETTURA
CAPALBIO. Gli occhi bassi, la rabbia negli occhi, il dolore nel cuore. Su quella lingua d'asfalto che si arrampica da Giardino attraverso la macchia fino a Capalbio, ieri, sono arrivati tutti i cacciatori della zona. Non c'erano soltanto gli amici, quelli della squadra di Monte Verro della quale Guelfo Lucchetti faceva parte. La numero trentacinque, quella che ieri aveva sistemato il suo cartello in cima alla strada, all'ingresso della macchia di Monte Verro, appunto, per segnalare che lì si cacciava. C'erano anche le doppiette della Morcola, della Vallerana, del Terzo mondo e della Capalbiese. Mimetiche e scarponi per attraversare i calanchi, fucili in spalla e cani nelle gabbie. Quando il colpo è partito, loro si sono fermati. E dai boschi vicini, hanno cominciato ad arrivare in quel punto. La salma di Guelfo era nella macchia, a pochi metri di distanza da quella del cinghiale. Il capocaccia, Riccardo Romano non ha aperto bocca, ieri. Roberto, uno dei più cari amici di Guelfo lo ha trovato steso a terra, ucciso da quella palla. «Non si è accorto di niente». Solo queste parole escono dalla sua bocca, prima che le lacrime comincino a solcare il volto di un uomo che su quel ciglio della strada sembra dieci anni più vecchio. Ci sono pochi metri, tra la strada e il punto in cui Guelfo è stato ucciso. Pochi metri e nemmeno impervi. Davanti al corpo di Guelfo il dolore di tutti quegli uomini che di fronte alla morte sembrano tornati ragazzini che non riescono a darsi una spiegazione. Che non riescono a raccontarsi, nemmeno tra loro, il male che fa quella morte. «Doveva venire da me per l'ultimo dell'anno, era tutto pronto - dice un altro amico di Guelfo - non è possibile che sia sotto quel lenzuolo». Guelfo Lucchetti faceva il falegname, prima della pensione. Sposato con Rina, ha due figlie, Lara e Claudia. Ma la sua passione, quella che lo faceva alzare all'alba, era la caccia, quella con i cani, quella che nella sua squadra lo faceva identificare come il "braccaiolo". Ucciso da quella passione e da una cartuccia deviata.
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