Il Tirreno

Grosseto

SCUOLA, LA MATERGI

Le scelte devono essere condivise

Lucia Matergi   Consigliera regionale Pd
Matergi
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L'idea dell'istituto comprensivo nasce negli anni '90 come sintesi di una riflessione ampia sul percorso della pubblica istruzione fino al conseguimento della licenza media. Una soluzione importante e lungimirante incentrata sulla continuità nel processo educativo e sulla centralità dell'alunno, alla cui crescita non basta dedicare l'impegno isolato del formatore, ma è necessario garantire interventi strutturati e verificabili nel tempo.  C'è una concezione della scuola come promozione democratica dei cittadini, all'interno dell'istituto comprensivo, insieme alla constatazione che diventando la nostra società sempre più complessa crescono i bisogni di ascolto e di sostegno di cui la scuola deve farsi carico. A questa si è aggiunta nel tempo anche l'opportunità di mantenere viva e forte la scuola delle piccole comunità, dove i numeri non sarebbero stati tali da permettere la persistenza dei vari gradi di istruzione.  E' così che nei tanti comuni della provincia di Grosseto, sono nati gli istituti comprensivi, preziose esperienze che segnano risultati positivi.  La città di Grosseto arriva dunque agli istituti vomprensivi quando già il suo territorio ne ha fatto un'esperienza ampia e durevole e proprio per questo può avvantaggiarsi di esempi importanti, che possono diventare buone pratiche esportabili, sulle quali costruire progetti educativi articolati e diversificati, capaci di interpretare al meglio istanze e temi tipici di una comunità in espansione complessa.  Può per questo cogliere la prescrizione regionale come una grande occasione di crescita e lo potrà fare se vorrà governare il processo consapevolmente e con senso di responsabilità, nella consapevolezza che nessun processo di trasformazione dell'esistente può avvenire in maniera completamente indolore, ma che è compito del governo di una città operare perché ogni eventuale perplessità o sacrificio sia finalizzato ad un futuro vantaggio di tutti.  Perché questo si verifichi l'attenzione deve volgersi su alcuni punti: 1) i numeri delle classi e degli alunni, che sono fondamentali per garantire la sopravvivenza dell'istituto non solo nell'immediato, ma anche in futuro; 2) il bacino di utenza naturale e quello ottimale; 3) la tipologia del contesto sociale in cui le scuole si collocano; 4) la diversità dei numeri di alunni per classe richiesti nei vari ordini di scuola; 5) la richiesta delle scuole da parte delle famiglie.  Tutto questo sottintende l'ascolto delle scuole, attraverso il dialogo con docenti e dirigenti, che in virtù della loro conoscenza profonda delle varie scuole, delle loro caratteristiche e delle criticità, possono dare un contributo insostituibile a rafforzare la scuola grossetana. Senza questa condivisione si rischia di avallare operazioni che passano sulla testa dei cittadini e soprattutto dei ragazzi, la risorsa più preziosa di una comunità.

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