Finanza
Agli agenti ha raccontato di aver fatto una manovra di emergenza, ma non ha detto che cera anche sua madre
Sull'elicottero volava Piscicelli
Francesca Gori
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ATTERRAGGIO PROIBITO. Lelicottero parcheggiato sulla spiaggia di Ansedonia dell imprenditore Francesco Piscicelli Denunciato dalla municipale l'imprenditore che era alla cloche del velivolo
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ANSEDONIA. Lo hanno battezzato "lo sciacallo dell'Aquila", per quella risata fatta al telefono con il cognato Gagliardi subito dopo che il terremoto aveva spazzato via la città abruzzese e la vita di molte persone. Poi l'inchiesta, quella che ha tirato in ballo anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso e il tentativo di suicidio. Infine, gli arresti domiciliari, archiviati qualche mese fa e la voglia di tornare alla vita normale. Ma non troppo. A bordo dell'elicottero che è atterrato, in barba a tutte le regole, lunedì sulla spiaggia di Ansedonia c'era Francesco Maria De Vito Piscicelli, l'imprenditore napoletano finito nella maxi inchiesta sul G8 della Maddalena. Nei verbali della polizia municipale di Orbetello, guidata dal comandante Francesco Bettazzi, c'è scritto proprio quel nome. E ci sono scritte anche le parole che Piscicelli avrebbe detto agli agenti della municipale chiamati sulla spiaggia di fronte al ristorante il Cartello, dove l'elicottero era stato "parcheggiato" lunedì all'ora di pranzo. L'imprenditore si sarebbe giustificato dicendo di aver fatto una manovra d'emergenza mentre stava sorvolando il litorale di Ansedonia. Il vento soffiava tra i 25 e i 30 nodi: una giustificazione plausibile, quando si viaggia in elicottero. Ma per fare quella manovra l'imprenditore napoletano avrebbe dovuto chiamare l'aeroporto di Grosseto e segnalare, oltre alla sua presenza in cielo, anche quell'atterraggio fuori programma, su una spiaggia che lunedì non era certo deserta. È sceso prima lui, poi è toccato a sua madre, una signora di circa settantacinque anni che lunedì ha sfidato il cielo per pranzare con suo figlio ad Ansedonia. Una volta toccato il suolo, mamma e figlio sono entrati nel ristorante e si sono seduti al loro tavolo. Poi, nel primo pomeriggio, l'arrivo dei carabinieri prima e della polizia municipale poi. Sono stati i vigili urbani ieri a trovare il cavillo che ha permesso al comando di denunciare Piscicelli: uso improprio del demanio marittimo. E la segnalazione di quella manovra, che se non è stata spericolata è stata almeno spregiudicata, arriverà anche sul tavolo dell'Enac, l'ente nazionale dell'aviazione civile. L'amore dell'imprenditore napoletano per l'Argentario è noto. La sua villa si affaccia sopra Porto Santo Stefano e lunedì, per le vacanze di Natale, era nella sua residenza dove ha trascorso anche quattro mesi ai domiciliari. Ora l'imprenditore coinvolto nello scandalo sull'affidamento delle Grandi opere e ascoltato anche dalla polizia di Grosseto nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione e nell'affidamento dei lavori del Comune dell'Argentario condotta dal pm Stefano Pizza, a Porto Santo Stefano c'è tornato da tempo come uomo libero. Così libero da permettersi di atterrare sulla spiaggia di Ansedonia per andare a pranzo con mamma. Omettendo, però, di fronte agli agenti della municipale arrivati sulla spiaggia dopo che alcuni cittadini avevano segnalato la presenza di quell'elicottero parcheggiato, che sul velivolo c'era anche la sua mamma. E che quell'atterraggio, più che per emergenza, era stato fatto per trovare un parcheggio, il più vicino possibile, al ristorante.
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