Il Tirreno

Grosseto

La storia di Italo Di Fiore, prima docente e poi dirigente delle medie Vico

L'ex preside si laurea a 71 anni

Maurizio Bernardini
L'ex preside si laurea a 71 anni

«Ho voluto dare il buon esempio a tutti i miei alunni»

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GROSSETO. Tornare a studiare a settant'anni passati. Non è una favola, ma una storia. La storia del dottor Italo Di Fiore, dal milleenovecentosettanta al duemilauno prima docente, poi preside della scuola media Vico di Grosseto, quella delle polemiche di questi giorni. Nulla ha fermato la volontà del professore: né la prestigiosa pergamena attestante la laurea in Statistica conseguita presso l'università di Roma già appesa al muro, né un trascorso lavorativo ben definito e di assoluto rispetto. Ed era proprio questo il segnale che il docente Di Fiore intendeva trasmettere ai ragazzi: non arrendetevi mai, non fermatevi mai, credete in voi stessi.

E' così che, grazie alla propria tenacia, il venti dicembre scorso l'ex preside ha gioito nuovamente per il raggiungimento di una laurea, quella in Scienze ambientali, conseguita a Siena. Quattro giorni più tardi, poi, ancora una festa, quella del compleanno: 71 anni. Dottore, cosa l'ha spinta a rimettersi in gioco? «Molti ex studenti della Vico avevano lasciato il mondo dello studio per dedicarsi al lavoro, chi come apprendista, chi come commesso. Dissi loro che mi sarei messo in gioco a patto che avessero fatto altrettanto e così è stato. A mio parere infatti occorre far emergere le capacità, che ci sono e sono notevoli, dei giovani e rompere gli schemi di una società bloccata, in cui i figli fanno il mestiere dei padri e l'accesso a certe professioni è estremamente difficoltoso. Certo, poi la voglia di imparare qualcosa di più c'è sempre e anche in questo caso ha giocato la sua parte». Cosa si prova a stare dall'altra parte del banco? «Stai dalla parte dei ragazzi e capisci che non sono così negativi come molti adulti vogliono far credere. Vedi anche i difetti del sistema istruttivo e ti rendi conto che la scuola, a volte, non risponde nel modo corretto a certe esigenze. Chi ha talento dentro deve essere valorizzato. Per me questa è stata un'esperienza bellissima: pensi che tra i docenti della commissione che ha ascoltato l'esposizione della mia tesi di laurea vi era un ex alunno della Vico». Qual è il consiglio che vuole dare ai ragazzi in questo momento difficile? «Avere tanta pazienza, costanza e rispetto per sé stessi. Tutto questo anche a costo di fare profondi sacrifici senza lasciarsi abbindolare da strane sirene. Da parte mia poi ho preferito mettermi in gioco e dare l'esempio nel concreto». Lei scelse di entrare nella Vico. Perché proprio quella scuola e non un'altra? «Avevo insegnato alla scuola Vico negli anni settanta e vi rimasi come preside dagli anni ottanta al duemilauno. Barbanella era un quartiere, a detta di molti, particolarmente svantaggiato. La mia scelta cadde su questa zona di Grosseto anche per questo motivo.

E ne sono felice. Ricordo ancora oggi con estremo entusiasmo il viaggio che facemmo nel 1992 verso gli Stati Uniti d'America: la Vico partì, in rappresentanza della Regione, per celebrare il cinquecentesimo anniversario della scoperta del Nuovo Mondo. Ricordo inoltre con fierezza i risultati raggiunti dall'istituto in tantissimi altri settori, tra cui la pallavolo ed il teatro». Che idea si è fatto della situazione che coinvolge la Vico nella riorganizzazione scolastica in atto? «Credo che prima di mettere mano alle strutture scolastiche occorra fare molta attenzione: esistono identità, storie e legami che vanno gestiti con attenzione e cura».

 

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