Sicurezza
Parlano i proprietari delle case popolari di via Matteotti-piazza Verdi
«Costretti a demolire le baracche»
Claudia Della Verde
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BARACCHE Le strutture abbattute in piazza Verdi 2 MINUTI DI LETTURA
ORBETELLO. «Non abbiamo mai pensato che questa piazza fosse una sorta di baraccopoli. Abbiamo sempre tenuto al decoro della zona». Parlano i residenti delle case popolari, quelle che hanno ingresso su via Matteotti e corti interne a ridosso della ex piazza Verdi, su cui insistevano, da ormai più di quarant'anni, le cosiddette "baracche", la cui demolizione è stata ultimata negli ultimi giorni. Una storia che ha inizio negli anni 1966/67, quando gli inquilini di allora decisero di costruire, di propria iniziativa, dei box (in totale sessanta) all'interno dell'area concessa loro dal Comune. Una scelta pratica per sopperire alla mancanza di spazio nelle abitazioni, nulla di più, a cui però è arrivato un seguito poco piacevole per i proprietari dei manufatti. Nonostante la volontà di regolarizzare ogni costruzione (prima con una sanatoria bocciata nel 1985, poi con un condono non andato a buon fine del 1999, ed infine, con un ricorso al Tar, mai accolto per l'impossibilità di attestare con certezza la data di costruzione) i titolari degli abusi non sono mai riusciti a portarsi in pari con la legge. Adesso a subire le spese di un illecito tramandato di generazione in generazione sono proprio loro. Con una licenza edilizia del 1972, con cui si rilasciavano i permessi per recintare i cortili interni del complesso abitativo, tutto sembrava filare per il verso giusto. Così parse anche quando, nel 2007, Ente comunale e Soprintendenza per i beni architettonici avevano consentito di sostituire le tettoie in eternit con strutture meno invasive. Lavori eseguiti con successo dai dodici residenti (gli unici ad aver presentato ricorsi nel tempo) dei civici 14 e 16, i quali, investita una somma complessiva di venticinque mila euro, hanno creduto di non dover ritornare più sulla questione. La decisione di abbattere, da parte dell'amministrazione orbetellana, non è stata però mai revocata e quei soldi spesi per "riparare" il danno ambientale non sono serviti ad annullare la sanzione in corso. «Siamo stati costretti, nonostante la volontà di mantenere i box, a buttarli giù - dice un residente - per non finire in una guerra sterile con gli inquilini dei palazzi limitrofi». Essendo tutti corresponsabili del terreno concesso, questi cittadini non se la sono sentita, con un'azione di resistenza, di danneggiare coloro che hanno già ottemperato a quanto richiesto. Il Comune, se solo fosse rimasta una costruzione, sarebbe rientrato in possesso dell'intero lotto. Per non aggiungere una beffa al danno, i residenti hanno optato per il "male minore".
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