La protesta
ITALIA NOSTRA
Siamo contrari alla caccia intesa come sport
Michele Scola Italia Nostra Grosseto
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Come qualcuno ricorderà, noi di Italia Nostra ci siamo occupati, tempo fa, della caccia al cinghiale. Scrivemmo che questo tipo di caccia, praticata da squadroni di uomini in tuta mimetica e da vaste mute di cani, costituisce un intollerabile assalto all'ambiente naturale, e dà luogo a inaudite crudeltà sia a danno dei cinghiali, che sono pur sempre esseri senzienti, sia dei cani, anch'essi povere vittime di questo sedicente "sport" venatorio. Privi, come sono, di validi argomenti da opporre a chi li critica, e intolleranti alle critiche stesse, i capi dei cacciatori hanno fatto ricorso al bavaglio, minacciandomi, cioè, di querela per le opinioni da me espresse. Le cronache giornalistiche che via via si susseguono confermano che Italia Nostra e le varie associazioni animaliste, avevano ragione quando sostenevano che la caccia al cinghiale è un esercizio crudele e pericoloso. Abbiamo letto di cacciatori che si uccidono e si feriscono fra loro, abbiamo letto di atti di bracconaggio, del mancato rispetto delle distanze da strade e abitazioni, dell'uso, vietato dalla legge, di apparecchi radio durante le battute, di un gatto sbranato da una muta di cani lasciati liberi dai loro padroni. Abbiamo letto di un raro esemplare di ibis ucciso con una fucilata, per pura crudeltà. E soprattutto, abbiamo letto di quei cacciatori che a Porto Ercole, all'inseguimento spietato di un cinghiale che, per sfuggirli, si era gettato in mare tentando di salvarsi a nuoto, lo avevano inseguito a bordo di una barca e lo avevano fucilato fra le onde. Più che una caccia, una feroce esecuzione. Peccato che i dirigenti delle associazioni venatorie, che difendono a spada tratta la dignità dello "sport" da essi praticato, querelino chi li critica, ma non trovino nemmeno una parola di biasimo nei confronti di simili brutalità. Nemmeno nella Spagna delle corride, che pure sono un sanguinario rituale di morte, si arriva a tali segni di belluina e sanguinaria malvagità. Ma se gli umani vogliono distinguersi dalle belve, hanno il dovere di provare anche un altro sentimento: la capacità di provare compassione non solo per i propri simili, ma per qualsiasi essere vivente.
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