Gioco
«Spettacolo scandaloso» L'ira di Monica Faenzi su Perrotta agli Industri
Francesca Ferri
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DIVISI DAL TEATRO A sinistra Perrotta Sotto lindignata Monica Faenzi e a destra in basso lassessore Giovanna Stellini 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. «Un'oscenità, un obbrobrio, un volgare e scurrile rifacimento, una bieca propaganda politica». "I cavalieri. Aristofane cabaret", di Mario Perrotta non è proprio piaciuto all'onorevole Pdl Monica Faenzi. E non solo a lei. Lo spettacolo, andato in scena martedì e mercoledì scorsi al Teatro Industri di Grosseto, ha scatenato un putiferio in città, lasciando una scuola cattolica in forte imbarazzo e mandando su tutte le furie l'ex sindaco di Castiglione della Pescaia. Che spiega: «Questa volta il Comune di Grosseto ha davvero superato ogni limite della decenza». Cosa è successo di tanto scandaloso? Mercoledì scorso in platea all'Industri ci sono gli studenti delle scuole di Grosseto tra i quali anche i figli della Faenzi, il suo primogenito di 17 anni e i due ragazzi del compagno, che hanno 15 e 16 anni e frequentano il liceo Chelli, scuola cattolica parificata, la cui Fondazione ha sottoscritto l'abbonamento per molti dei suoi ragazzi. Si apre il sipario e gli attori mettono in scena quello che Perrotta stesso definisce «un Aristofane rovistato e scorretto, una fotografia dell'Italia scattata a sorpresa, senza preavviso, il più possibile urticante, uno spaccato a sorpresa di un Paese complice del potere». Qualcosa di più della satira politica: uno spettacolo che fa riflettere, dove volano parolacce, doppi sensi non proprio da educanda e dove la politica, soprattutto quella dell'ex capo del governo, ne esce a brandelli. Il messaggio è una bomba. I ragazzi tornano a casa e raccontano ai genitori quel singolare spettacolo. È così che la delfina di Berlusconi, che non era in sala, viene a sapere di cosa il Comune propina ai giovani cittadini. E scoppia lo scandalo. «Una rivisitazione di Aristofane, per quanto inopportuna, sarebbe potuta essere anche accettabile - scrive la deputata - ma lo spettacolo a cui hanno dovuto assistere i ragazzi, tra i quali i miei figli, non è stato Aristofane, neppure una rivisitazione, una rilettura e neanche satira politica, ma solamente un volgare e scurrile rifacimento di opere che nulla hanno a che vedere con il commediografo greco. Voglio augurarmi che l'assessore Stellini abbia commesso la leggerezza di non visionare lo spettacolo prima di decidere se metterlo nel cartellone. Perché se fosse stata a conoscenza del suo contenuto, la cosa sarebbe davvero grave». Grave è anche, agli occhi dell'onorevole Faenzi, «che il Comune di Grosseto abbia speso soldi pubblici per allestire una bieca propaganda politica da palco. Lo spettacolo, infatti, aveva solo la forma di un continuo attacco al governo Berlusconi, alla sua politica e ai politici che la sostenevano». E raggiunta al telefono rincara: «Ci vuole un divieto di propaganda di tale oscenità politica per creare senso civico». Non è la prima volta che Faenzi tira cavoli sulla ribalta grossetana. Due anni fa era stato Beppe Grillo a farle saltare i nervi con la gigantografia delle "19 extravergini", deputate sbeffeggiate dal comico tra le quali anche Faenzi. Lei lo querelò. Stavolta chiede le scuse dell'assessore Stellini. E è la sola. Chiuso il sipario, infatti, la Fondazione Chelli ha fatto subito partire una lettera di scuse per le famiglie dei ragazzi e, nei prossimi giorni, il preside Paolo Pecciarini, chiederà un incontro in Comune «per fare chiarezza - spiega - e per la correttezza delle scelte». Anche il gruppo Fare Grosseto grida indignazione sull'onda delle lamentele ricevute «da molti genitori e insegnanti lamentele per la volgarità gratuità e per l'approccio diseducativo e anarchico nei confronti degli adolescenti che frequentano le scuole cittadine» e nel periodo dell'Avvento.
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