La protesta
Amici Miei. Lex vicesindaco Rossi parla della proposta di un proprietario
«Un lotto a Pesucci in cambio dell'ok alla variante per l'area artigianale»
Pierluigi Sposato
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PARCHEGGIO Il cantiere del multipiano a Campagnatico e lex sindaco Elismo Pesucci 4 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. L'attacco è politico-amministrativo ma anche penale: «Mi ero dimessa perché nella giunta Pesucci non c'era collegialità. E ho denunciato alla Procura che c'erano state delle delibere prese in mia assenza quando invece risultavo presente». E non è tutto. L'ex vicesindaco Maria Rossi (1998-1999, circa undici mesi di mandato) affonda il colpo: «Il proprietario del terreno diventato l'area produttiva all'ex bivio di Campagnatico sulla Senese prospettò a me, che sono confinante, presente mio marito, l'idea di allargare l'area sulla mia proprietà. Disse che però bisognava dare qualcosa a Pesucci: bisognava dare un lotto... Io risposi "no grazie", mio marito la pensava come me e di quella cosa non parlammo più. Se millantava o no, questo non posso saperlo». Elismo Pesucci non si scompone in aula. Prende appunti, colloquia con il suo avvocato, ma di fronte a queste parole non fa una piega. Fuori dall'udienza, dirà che era pronto perché a conoscenza di queste accuse dagli atti depositati prima del processo. «La Procura ha archiviato tutto già a suo tempo - dice l'ex sindaco di Campagnatico al cronista - perché non c'era nulla di illecito su quelle delibere, evidentemente. E se questa storia del "dare qualcosa" andrà avanti e quando risulterà che è assolutamente infondata, chiederò i danni: e il ricavato lo destinerò in beneficenza». Il pm Stefano Pizza ha citato la Rossi per parlare dei contrasti nella giunta: questa era composta da Pesucci (Forza Italia), Rossi (An), Martini (Udc). «Litigavamo tutte le mattine - ricorda - Su tutto ma in particolare sulla manutenzione delle strade comunali. Io dicevo che era meglio fare delle gare, piuttosto che gli affidamenti diretti come consuetudine del Comune, perché si sarebbe risparmiato qualcosa. Invece si dividevano i lotti con importi inferiori ai 20 milioni di vecchie lire e così si poteva fare l'affidamento. Chi sceglieva la ditta? Io no di certo. Eppoi Pesucci aveva tenuto per sé i lavori pubblici». Si parla anche di una cava nel terreno della Rossi ancora in abbandono e dell'iter tra Comune e Provincia, si parla di un muro di cinta di sua proprietà da realizzare in pietra dopo un consolidamento e invece ancora in cemento armato («la richiesta l'ho fatta prima di Pesucci sindaco, addirittura c'era ancora il commissario; l'ho rinnovata di recente»), dell'assunzione del figlio di Barone in Comune («voci di paese si chiedevano cosa ci facesse, io comunque non c'ero già più; e anche Barone padre non era ancora assunto»). Ma l'attenzione è centrata sulle parole della presunta mazzetta per un terreno agricolo della Rossi che almeno in parte sarebbe potuto diventare area artigianale-commerciale. Ettore Rocchi, questo il nome del proprietario citato da Rossi, sarà sentito in una prossima udienza: l'ha ordinato il Tribunale. «Ma lei Rossi ce l'ha con Pesucci...», obietta il difensore Leporatti incalzando l'ex vicesindaco: «No, io non ce l'ho per niente». Il legale chiede se è vero che lei si era opposta all'assegnazione di un cellulare di servizio al sindaco («è vero, era inutile»), se è vero che era stata proposta a sindaco («pensavo fosse uno scherzo, avevo rifiutato»), se è vero che gli affidamenti dei lavori li faceva l'ufficio tecnico e non Pesucci («certo che è così!»). Il discorso torna sulla politica, su riunioni di simpatizzanti e altre vicende. Poi la questione del lotto: «Non ho mai avuto richieste dirette da Pesucci - dice Rossi rispondendo a Leporatti - Rocchi non mi parlò di una tangente. Io non so se era una richiesta di Rocchi o di Pesucci. E io non ho mai detto che Pesucci prendeva soldi». In chiusura di udienza ha parlato un altro vicesindaco, questo attuale: Sandra Borracelli, in carica dall'aprile 2008. Aveva preso il posto che era stato di un parente di Elismo, Liveno Pesucci, coltivatore diretto, dimessosi: «Mi fu chiesto da Tistarelli e Grisanti di fare il vicesindaco e io accettai». Liveno? «Credo l'abbia nominato lo stesso sindaco in carica». Scusi, lei ha un ufficio in municipio? chiede il sostituto procuratore Pizza: «No, non mi sono mai posta il problema. Svolgo le mie funzioni in quello del sindaco, del resto è lì che si tengono le riunioni di giunta». Ha mai consultato Pesucci per le decisioni di giunta? «Mai. E né Tistarelli né Grisanti hanno mai citato Pesucci in mia presenza». E di Pesucci superdirigente? «Ho saputo solo a cose fatte». Adesso ce l'ha l'ufficio? chiede l'avvocato Leporatti: «No. Nell'ufficio del vicesindaco fino a poco tempo fa c'era la segreteria».
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